L'erronea identificazione con il Tempio dedicato alla divinità egizia Serapide si deve al ritrovamento di una statua del dio (1750) ma, in realtà, era il grande mercato pubblico di Puteoli (l'antica Pozzuoli). La statua doveva alloggiare nel Sacello (sul lato corto opposto all'ingresso). Questo ci fa capire come, all'epoca dell'erezione dell'edificio (età flavia), i culti dell'antica terra del NIlo fossero in auge. Il Macellum aveva dimensioni maestose: era lungo 75 m e largo 58 m ed era eccezionale per la bellezza dei marmi e dei mosaici impiegati. Un portico colonnato delimitava un grande cortile su cui affacciavano le botteghe (tabernae); l’ingresso si trovava sul lato corto che guardava verso il mare. Sull’altro lato corto si trovano tre colossali colonne di marmo cipollino (11,78m senza il capitello), che precedevano una cella con abside rettangolare, coperta da una semicupola ed ornata di statue e ai lati aveva altre due absidiole (più piccole). Le colonne erano quattro, in origine (una è stesa sul pavimento) e vi erano altre due colonne sull'allineamento del vano d'ingresso alla cella, nella quale doveva trovarsi la statua del dio egizio Serapis. Probabilmente, ritengono gli studiosi, dovevano trovarsi altre statue, come quella di Iside (Fortuna) e del Genius loci, oltre che dei membri della famiglia imperiale. Il Macellum rappresentava, quindi, un importante centro commerciale che si poneva sotto l’auspicio delle sacre divinità protettrici dei commerci e delle fortune della città di Puteoli. Ai lati di questa cappella, in corrispondenza degli angoli del cortile, si trovavano le latrine pubbliche, due grandi sale che erano state sfarzosamente ornate di marmi come il resto del complesso! Nel cortile quadrilatero vi era, centralmente, un podio circolare con sedici colonne (di cui restano le basi) in marmo africano e fregi raffiguranti animali marini sul basamento. In realtà la struttura a tholos centrale ci è parsa abbastanza enigmatica.
I viaggiatori antichi e moderni, lungo i secoli, hanno descritto il monumento a volte asciutto altre volte sommerso dall’acqua. Fin dal I secolo d.C. agli ultimi decenni del XX secolo, il fenomeno del bradisismo è stato particolarmente visibile su questo edificio, come dimostrano gli studi condotti sulle sue vestigia e sugli strati sedimentatisi nel sito. Il terreno sul quale si trova ha subito abbassamenti e innalzamenti notevoli, anche dell’ordine di alcuni metri: ciò ha determinato a più riprese la sua parziale sommersione. Le colonne antistanti la cella absidata mostrano, a diverse altezze, tracce della presenza di molluschi marini, corrispondenti ai vari livelli di allagamento che hanno coinvolto la struttura. I tratta di fori dei litodomi (molluschi foraminiferi che vivono a pelo d'acqua), i quali indicano chiaramente il livello più alto a cui è giunta l'acqua del mare (5,719, dal fondo), tra il 1200 e il 1500. Dopo tale data, il tempio gradualmente “riemerse”, si asciugò e potè essere studiato accuratamente.
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