Ha debuttato al Piccolo Teatro di Catania, la pièce QUESTA SERA SI RECITA A SOGGETTO di Luigi Pirandello, con la regia di Alberto Nicola Orofino.
Una produzione del Teatro Brancati di Catania.
Nelle interviste:
NICOLA ALBERTO OROFINO - Regista
MIKO MAGISTRO - Dottor Hinkfuss
Un'esperienza di metateatro con "Questa sera si recita a soggetto" ...
Messa in scena per la prima volta a Königsberg il 25 gennaio 1930 nella versione in tedesco tradotta dall'italiano da Harry Kahn col titolo "Heute Abend wird aus dem Stegreif gespielt" (in Italia fu rappresentata nell'aprile dello stesso anno al Teatro di Torino), "Questa sera si recita a soggetto" chiude la fase del "teatro nel teatro", la trilogia che Pirandello aveva aperto con "Sei personaggi in cerca d'autore" e continuato con "Ciascuno a suo modo".
Una compagnia di attori diretti dal capocomico Hinkfuss, deve rappresentare una novella di Pirandello, recitando a soggetto.
Fuori scena, il regista Hinkfuss, cercando il consenso del pubblico, dichiara che l'autore, il drammaturgo, deve sparire anche dal programma e dai manifesti per dare posto unicamente a lui: una vera e propria, a detta di Orofino, "dittatura registica" ("Unico responsabile sono io !").
Via dunque i copioni, eliminato lo stesso Pirandello.
Una decisione non certo indolore per gli attori intolleranti nei confronti del capocomico "tiranno" che vuole annullare la loro dignità professionale di "personaggi", e che verrà pertanto a sua volta cacciato via dalla scena.
Solo con queste premesse può aver luogo una recita che rompe tutte le convenzioni teatrali ed è insieme "un grande studio di regia e sulla regia, scrive Orofino nelle sue note, uno spaccato di tentata rappresentazione che coinvolge tutte le tipologie
teatrali (il teatro brechtiano, quello naturalistico, la farsa, il dramma sentimentale, l’opera lirica, la pantomima, il teatro futurista …)"
Nicola Alberto Orofino, regista molto conosciuto e altrettanto amato dal pubblico catanese, nell'intervista rilasciata al nostro giornale ha dichiarato la sua soddisfazione per l'occasione che questo lavoro gli ha concesso di rincontrare il maestro Miko Magistro e rafforzare così il loro sodalizio: "In questa produzione che è la terza con Magistro, l'attore si comporta da dittatore del tetro tutto fino a diventarne l'unico elemento … per questo lavoro di Pirandello in cui non si racconta niente … si scrive una commedia che non si scrive, si racconta una storia che non si racconta, si rappresentano delle scene che non si rappresentano, eppure ci si trova dentro e nel bel mezzo … scritto in Germania in anni critici vicini ai giorni nostri.
Il cast è molto consistente e vario ma capace di creare uno stile e un linguaggio comune".
Di riscontro anche il maestro Magistro, ripercorrendo la sua lunga carriera si dichiara felice di sentirsi "coccolato" dai compagni di scena, esprime la sua ammirazione per il regista che definisce tra i più sensibili nel panorama teatrale italiano: "Bisognerebbe praticarlo, viverlo per poter assaporare, gustare le sue straordinarie qualità, la fantasia, il suo talento musicale, la sua cultura". Mi piace pensare a quanto fu innovativo, quasi cento anni fa, questo testo con cui Pirandello infranse tanti schemi un po' come Lucio Fontana fece anni dopo, eliminando il colore e squarciando una tela …
Un grande plauso va a tutti gli interpreti, al regista e al Teatro della Città che ha promosso l'iniziativa.
Un encomio particolare va a questa magnifica Mommina, a Egle Doria, un'attrice che ho visto crescere, giunta oggi ai più alti vertici della sua professionalità.
Nella drammaticità dell'ultima scena ci ha commossi e si è commossa al punto di non riuscire più a frenare le lacrime neanche alla fine dello spettacolo, uscendo a ricevere gli applausi.
Applausi scroscianti e meritati per tutto il cast, per l'ingegnoso regista e l'indovinata colonna sonora, per questo magnifico spettacolo e per il suo autore.
Ancora una volta Pirandello si dimostra, come tutti i grandi, universale.
Al di sopra del tempo e dello spazio ci invita a riflettere sulle debolezze umane in un contesto, concludo con inquietudine insieme al regista Orofino, "forse del tutto comparabile ai tempi che stiamo vivendo".
Silvana Raffaele
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