Lo splendido Magnificat di Albinoni, musicista barocco, è giunto fino a noi in una copia manoscritta conservata alla Staatsbibliothek di Berlino e, seppur pubblicato già nel 1965, fino ad oggi è stato raramente eseguito.
Si tratta di un’opera vivace e solenne al tempo stesso, eloquente testimonianza dell’assoluta conoscenza dei colori e delle possibilità tecniche ed espressive della voce umana.
Il coro e i solisti sono sostenuti solo dai violini e dal basso continuo. Benché il lavoro sia composto in un solo blocco, i versetti del canto di
Maria vengono chiaramente evidenziati dall’alternanza dei movimenti e dai cambiamenti di tempo. Non ci sono vere e proprie arie, ma piuttosto dei movimenti arieggianti; le melodie affidate al canto alternato dei quattro solisti vengono spesso anticipate dai violini mediante fitte trame di ritornelli e di echi.
Magnificat, dal greco, significa “magnificare, esaltare attraverso la lode”; Alleluia, dall’ebraico, vuol dire “lodiamo, preghiamo Dio”. E per i cristiani è la parola più gioiosa per esprimere lode e acclamare Dio.
In questo concerto ben due Alleluia fanno da cornice al Canto di Maria: uno secentesco, uno contemporaneo, segno che la portata vitale di
questa parola ha attraversato i secoli, continuando ad ispirare i musicisti. In un certo qual modo potremmo considerare il Magnificat
l’Alleluia di Maria.
L’Alleluia tratto dalla cantata Der Herr ist mit mir di Buxtheude, compositore ed organista tedescodanese, esprime tutto lo splendore e l’opulenza
della musica barocca, ma con estrema leggerezza: l’anima si libra con essa.
Anche l’Hallelujah dell’autore canadese Choen è un’ode alla vita e all’amore, basata sulla citazione di episodi biblici, e può ormai essere considerato
un classico contemporaneo.
Un vivace Alleluia conclude anche il brano Benedicta et venerabilis di don Matteo Tosi, inno al mistero dell’Incarnazione, alla purezza e all’umiltà di Maria che accoglie dentro di sé Colui che nemmeno l’intero universo può
contenere. Magnificat, Alleluia e poi Gloria in excelsis Deo: il canto degli angeli, la luce sonora che squarcia il buio silenzioso della notte santa, costituisce il nucleo di Angel’s Carol del musicista contemporaneo Rutter e
trova un’eco gentile e delicata nella ninna nanna The seal lullaby dell’autore
contemporaneo Eric Whitacre.
In questo crescendo di esultanza, che culmina con il canto O holy night!, i brani strumentali
rappresentano momenti di quiete riflessiva, luoghi di puro suono, sospesi, senza tempo.
L’Adagio in Sol minore per archi e organo su due spunti tematici e su un basso numerato di Tomaso Albinoni, conosciuto come Adagio di Albinoni, è una composizione del musicologo Remo Giazotto pubblicata nel 1958.
Si tratta di una musica di forte impatto emotivo, che ci parla della condizione umana, di empatia, di ragione, di saggezza, di paura.
E quanto sono attuali queste parole e i significati profondi che racchiudono!
Dopo questa sorta di accelerazione emotiva, giungono Canone e Giga in Re maggiore di Pachelbel: la melodia è sviluppata a canone, per tre violini, che si alternano nelle imitazioni, e il violoncello che rimane su un
basso di otto note per tutta la durata della composizione.
Brano avvolgente e splendido, incanta con i rientri e le uscite degli strumenti che rimbalzano nell’interiorità di chi ascolta, dipingendo paesaggi di dolce serenità, dove il cuore riposa, dove i venti impetuosi delle
guerre tacciono, dove gli uomini si parlano e si guardano, riconoscendosi fratelli.
Natale è questo: la musica, il canto ce lo ricordano e le nostre voci si fanno interpreti di un autentico augurio di pace.
Maria Elena Bonfiglio
Chiesa SS. Pietro e Paolo - Castrezzato
21 dicembre 2024 ore 20.45
Coro e orchestra Don Arturo Moladori
Direttore Giuseppe Gelmini
In ricordo di
Sara Bonfiglio
"Nel canto per sempre vibra la tua animaConcerto di Natale"
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