Tra il 24 e il 25 agosto, dopo un intenso bombardamento durato 10 giorni da parte delle artiglierie italiane, si scatenò l'attacco delle fanterie sul Col Basson. Questa posizione avanzata collocata tra il Verle e il Luserna era difesa da tre linee di reticolati e con truppe appartenenti alla 180ª Brigata fanteria austro-ungarica, tra cui varie formazioni di Standschützen e il Battaglione volontari dell'Alta Austria.[1][2]
Il regio esercito schierava, da passo Vezzena verso nord, la Brigata di fanteria Ivrea, il Battaglione Alpini Val Brenta e la 63º compagnia del Bassano, il 1º Gruppo Artiglieria da campagna del 41°, il Gruppo Oneglia di artiglieria da montagna, la 16º Compagnia Genio Zappatori. Nel settore Basson-Costalta erano invece dispiegati la Brigata di fanteria Treviso, un battaglione della Regia Guardia di Finanza, il 2º Gruppo artiglieria da campagna e la 15º Compagnia Genio Zappatori.
L'attacco italiano, condotto dal 115º reggimento della brigata Treviso comandato dal tenente colonnello Luigi Federico Marchetti, che perì nell'azione,[3] fallì completamente per la mancanza di mezzi adeguati per superare i reticolati, perché le postazioni austro-ungariche, anche se duramente provate dai bombardamenti dei giorni precedenti, erano ancora efficienti ed indirizzarono il loro micidiale fuoco sui fanti impigliati nei reticolati.
Oltretutto, durante l'attacco, l'esercito italiano fece uso, per la prima volta, di gas asfissiante. L'utilizzo di questa nuova arma venne fatto in maniera maldestra, tant'è che per circa due ore, l'artiglieria italiana sparò sulle proprie truppe che erano riuscite ad occupare alcune trincee austriache[4]. Alle 6.00 del mattino del 25 agosto gli italiani erano penetrati, se pur con gravi perdite, nella parte antistante dell'avamposto Basson, ma un contrattacco austriaco, guidato dal colonnello Otto Ellison von Nidlef, permise agli austriaci di riprendere le posizioni perdute. Per tale azione Ellison fu decorato con la Croce di cavaliere dell'ordine militare di Maria Teresa.[5]
Le truppe italiane rimanenti, vista l'impossibilità di ripiegare sulle posizioni iniziali di Monte Costesin a causa del fuoco di sbarramento dei forti Verle e Luserna e delle batterie di Costalta che li avrebbe falciati, si arresero in gran numero. Tra questi vi fu il colonnello Mario Riveri, il quale era rimasto a terra ferito.
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