PESCATORI D'ARGENTO. ALICI E LAMPARE IN CALABRIA di Giovanni Sole

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PESCATORI D'ARGENTO.
ALICI E LAMPARE IN CALABRIA
di Giovanni Sole

Galanti, nel 1792, scriveva che la pesca in Calabria era poco sviluppata e, a causa delle difficoltà del trasporto, si mangiava pesce «per quanto la distanza lo permetteva». Nei villaggi lungo la costa i pescatori lavoravano nella buona stagione e pescavano soprattutto grandi quantità di alici che salavano per uso familiare o per venderle nei paesi dell’interno.
La pesca delle acciughe si praticava di notte: i pescatori accendevano fiaccole sulle barche per attirarle a galla e, dopo averle fatte convergere in un tratto di mare, le accerchiavano con una lunga rete. Alle fiaccole oggi sono state sostituite lampade e ai remi i motori ma la pesca delle alici con le “lampare” è rimasta uguale a quella del passato.
Sonetto calabrese sulle alici (Conia 1834):
"Oh chi alici! Oh chi alici! Oh chi culuri! Lu capicoju è russu, ma non tantu: Li presutti no l’hannu ssu sapuri. Lu hhiavuru ti jetta a chissu cantu; si ti fa fami, cu lu sulu odduri, Lu pani cala sulu, parbeu santu" (Oh che alici! Oh che alici! Oh che colori! Il capicollo è rosso, ma non tanto: I prosciutti non hanno questo sapore. L’odore ti getta a questo canto; se hai fame, con il solo odore, il pane cala da solo che sembra santo).
Digitale alta definizione, 10’, colore, Dipartimento di Studi Umanistici, Cattedra di Storia delle tradizioni popolari, Università della Calabria, 2017.

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