SAN MARCO D’ALUNZIO
Il racconto della tradizione
U Bamminu e casi casi
26 Dicembre - 6 Gennaio
"Ecco, io sto alla porta e picchio; se uno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui e ceneró con lui ed egli meco." Apocalisse 3, 20
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Ancora è presto per l’appuntamento che qui mi ha condotto e non resta che pazientare accanto alla casa segnalatami dal parroco.
Tra breve da questa porta avrà infatti inizio un singolare corteo la cui poetica descrizione fattami alcuni anni or sono, mi affascinò a tal punto da spingermi ad attraversare la Sicilia innevata pur di assistervi; un simulacro di Gesù bambino sarà portato di corsa e senza formalità alcuna per il paese a benedire le case degli aluntini. Niente preti dunque né giaculatorie, niente banda musicale né fuochi d’artificio, niente stendardi né costumi d’epoca; soltanto un tamburo, suonato alla meno peggio, accompagnerà nella semplicità più assoluta la gioiosa corsa del Bambinello. Un tamburo, una statua e tanta, tantissima amorevole devozione; niente altro.
Al vedere la statua, la prima reazione è invero di sorpresa. Non si tratta come avevo supposto della classica imagine natalizia di Gesù appena disceso in questo mondo, tremante di freddo ed avvolto in miseri panni, bensì della riproduzione a grandezza naturale di un bambinello di circa quattro-cinque anni, paffuto e biondo nei capelli circondati da una regale corona. Una morbida e calda tunica di purpureo velluto avvolge il pupo fino ai piedi quasi volesse ripararlo dal gelo, un vezzoso, femmineo filo di perle circonda il suo collo; la mano destra è alzata e benedicente mentre la sinistra, priva di alcune dita, sembra stendersi verso l'alto a cercare chi voglia prenderla saldamente per mano. Alcuni campanellini d’argento sono legati ai polsi della Statua e tintinnano gioiosamente ad ogni suo movimento.
La sera poi, in attesa che l’indomani la corsa riprenda, la statua non rientra in parrocchia ma può fermarsi nella chiesa o nel luogo ove gli abitanti del quartiere hanno preparato il presepe; di solito però, Gesù viene ospitato dalle famiglie della zona che ne hanno per tempo fatto richiesta. Così, per accogliere degnamente il divino ospite, si prepara nella stanza “buona” della casa un altarino ornato con candidi tessuti, fiori e lumini, su cui si colloca il simulacro che, per quanto possibile, mai viene lasciato solo dai padroni di casa e dai vicini. Innanzi all‘altare si svolge così una sorta di veglia con veri e propri turni di guardia, si recita il Rosario o, se richiesto, si celebra addirittura la santa Messa.
Così Gesù bambino entra in tutte le case ed in tutte le stanze del paese; su tutti i letti, le culle ed i tavoli si posa. Quel freddo giorno di Natale, perché non dirlo, il Bambinello entrò e si posò pure nel mio cuore; vi entrò per mostrarmi nelle case odorose d’incenso il grande caleidoscopio della vita con le sue gioie ed i suoi dolori. Alle volte nel carosello le luci stanno già per spegnersi. È una vecchia silenziosa e dallo sguardo triste, immensamente triste, ad accoglierci in casa; solo una lampada è accesa ed a mala pena nella penombra del salotto s'intuisce che disteso sul divano sta un corpo, un vecchio in attesa. San Cristoforo si china allora verso l’uomo e gli porge il simulacro; prima di distogliere per discrezione lo sguardo mi accorgo che il malato emerge con un guizzo dalle coperte e tira a sé Gesù con forza, l’abbraccia e lo bacia con voluttà per assorbire, quasi fosse il viatico, la grazia portatagli.
Talvolta invece, nella vorticosa giostra le luci addirittura abbagliano con la loro potenza; compare allora la grande festa della vita e con essa luminose ed accoglienti case di giovani coppie, bimbi che frignano o si ficcano tra le gambe degli ospiti. Gente orgogliosa della bella casa che ha costruito e super arredato; alberi di Natale luccicanti ai cui piedi stanno panettoni e spumante, l’abbondanza e la grazia di Dio in pacco dono.
E Gesù bambino tutto benedice, la vita che comincia e quella che finisce, la ricchezza e la povertà, la gioia ed il dolore; e non solo focolari domestici, ma anche negozi di alimentari, cartolerie, bar e piccole fabbriche; nel suo giro il Bambinello si spinge in auto all’estrema periferia dell’abitato ed in aperta campagna fino alle case più lontane.
Fu triste lasciare San Marco d’Alunzio, la sua gelida aria odorosa di legna bruciata, la gente cordiale capace di offrire ad uno sconosciuto vino, dolci e soprattutto la stessa intimità delle pareti domestiche. Fu ancora più arduo però separarsi da quel vezzoso Bambinello e dal tintinnio dei suoi campanellini; ancora oggi un fìlo invisibile mi lega a quella statua che con gioia anch’io portai in braccio per le vie del quartiere.
LA STRADA DEI SANTI, Viaggio sentimentale per le feste religiose di Sicilia. Giancarlo Santi - Bolelli editore.
Информация по комментариям в разработке