Se hai più di 50 anni e hai sentito i tuoi nonni o i tuoi genitori raccontare, a mezza voce e con un sorriso complice, come si sono conosciuti «ai tempi loro», questo video ti riporterà dritto in un’Italia che profumava di brillantina Linetti, di sigarette Nazionali e di colonia Acqua di Selva, in un’epoca in cui l’amore era un’arte lenta, piena di regole non scritte, di sguardi rubati, di lettere profumate e di balli che facevano battere il cuore più di qualsiasi messaggio vocale di oggi.
Ma dietro la facciata di un Paese ancora bigotto, dove il divorzio non esisteva, il matrimonio era per sempre e il sesso prima delle nozze era un tabù assoluto, c’era un mondo sommerso di desideri, di trasgressioni timide, di domande disperate che finivano nelle rubriche di «posta del cuore» delle riviste femminili. E poi c’erano i nightclub, le balere, i locali dove la musica americana e il twist facevano perdere la testa ai ragazzi e alle ragazze, sotto l’occhio vigile (ma non sempre) dei genitori.
Riviviamo insieme quei segreti proibiti che le nostre nonne e i nostri nonni custodivano gelosamente, e che oggi ci fanno sorridere con un pizzico di tenerezza e di incredulità.
La posta del cuore era il confessionale laico degli anni ’60. Riviste come Grand Hotel, Sogno, Bolero Film, Confidenze avevano rubriche firmate da pseudonimi eleganti – Dora Donarelli, Brunella Gasperini, Donna Letizia – dove migliaia di ragazze e ragazzi scrivevano lettere anonime, piene di angoscia e di desiderio. «Cara Brunella, ho baciato il mio fidanzato sulla bocca e ora mi sento in colpa: è peccato?» «Ho 19 anni e il mio ragazzo mi stringe troppo quando balliamo il lento: devo lasciarlo?» «Mi ha toccato il seno in macchina dopo il cinema: sono ancora una brava ragazza?». Le risposte erano un equilibrismo perfetto: un po’ moraliste, un po’ comprensive, sempre con il monito «aspetta il matrimonio». Eppure tra le righe si intuiva che l’Italia stava cambiando: le ragazze volevano baciare, volevano essere desiderate, volevano scegliere. E i ragazzi scrivevano: «Come faccio a dichiararmi senza sembrare sfacciato?».
Quei giornali si leggevano di nascosto, si passava tra amiche, si nascondevano sotto il materasso. Erano il primo spazio di libertà sentimentale per una generazione che cresceva tra la messa obbligatoria della domenica e le prime minigonne. Le lettere parlavano di gelosia feroce verso le amiche più belle, di paure di restare zitelle a 25 anni, di sogni di fuga con il «grande amore» visto nei film con Doris Day o Sophia Loren.
E poi c’erano i luoghi dove l’amore sbocciava davvero: le balere di paese, i dancing di città, i primi nightclub. Il sabato sera era sacro. I ragazzi si mettevano il vestito buono, la cravatta stretta, i capelli impomatati. Le ragazze l’abito a fiori, il rossetto chiaro, i capelli cotonati. Si andava in Fiat 500 o in Lambretta, spesso in gruppo per non dare nell’occhio.
Nelle balere di periferia si ballava il valzer, il tango, la mazurka con l’orchestrina dal vivo. Ma nei locali più moderni – il Piper Club di Roma, il Santa Tecla di Milano, il Capannina di Viareggio – arrivava il rock’n’roll, il twist, lo shake. Si ballava senza toccarsi troppo, ma gli sguardi erano fuoco puro. Un lento di Paul Anka o di Mina era il momento magico: lui chiedeva «Balla con me?» con la voce che tremava, lei arrossiva ma accettava. E in quel giro lento, con la testa sulla sua spalla, nascevano i grandi amori.
C’era il rito del «fidanzamento ufficiale»: dopo qualche ballo e qualche cinema, lui andava a casa di lei con i genitori per chiedere la mano. Si scambiavano l’anello, spesso una fedina d’oro semplice, e da quel momento erano «ragazzo e ragazza». Si usciva sempre accompagnati, mai soli fino a tardi. I baci veri arrivavano dopo mesi, in macchina parcheggiata in un vicolo buio o durante una passeggiata «per caso» lontani dagli occhi dei genitori. Il petting era il massimo della trasgressione, e già quello faceva sentire in colpa.
Ma c’erano anche i segreti più proibiti: le ragazze che andavano al nightclub di nascosto, quelle che scrivevano al ragazzo in militare lettere appassionate, i ragazzi che frequentavano locali dove si ballava più stretto e si beveva un goccio di troppo. Qualche storia clandestina, qualche gravidanza «riparata» in fretta con un matrimonio lampo. Tutto nascosto, tutto sussurrato.
Quell’amore era lento, tormentato, pieno di attesa. Ma proprio per questo era intenso, totale, per sempre. I nostri nonni si sposavano giovani, mettevano su famiglia, e quelle lettere, quei balli, quegli sguardi restavano il ricordo più bello della loro vita.
Ora tocca a te: come si sono conosciuti i tuoi nonni o i tuoi genitori? A un ballo? Grazie a una lettera? In un nightclub o in una balera di paese? Hai mai trovato vecchie lettere d’amore nascoste in un cassetto?
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