Pensandoci e ripensandoci..... è proprio difficile trovare un altro modo per spiegarsi questa canzone.....! Tutto qui succede come se una bambina che ha quell'età in cui per la prima volta a scuola si studiano i continenti extraeuropei avesse per caso puntato il dito, sulla cartina, su uno dei 22 Stati della Repubblica del Brasile di oggi, dal bel nome magico e altisonante, il Paraná, e ne fosse rimasta affascinata. Non dal significato del nome, che nella lingua indigena sta per "fiume, o braccio di fiume, tanto grande da semrare un mare" (anche perchè questo di sicuro sul libro non c'era scritto) ma a causa di uno di quei raccontini in corsivo che di solito nei testi scolastici buttano lì un po' a caso qualche curiosità per provare a stuzzicare l'interesse dei bambini. Il raccontino cominciava dicendo che nel lontano 1884 il Paraná era ancora una Provincia dell'Impero del Brasile, e che una principessa brasiliana di nome Isabella vi aveva inaugurato la più bella ferrovia di quei tempi (ancora oggi funziona, ma solo per i turisti), e che salendo sul suo treno a vapore in Via della Libertà (dato che nella stazione non avevano ancora messo giù i binari e non si poteva più aspettare), attraversando foreste e montagne, fermandosi ogni tanto a cogliere fiori (era appassionata di botanica)..... dalla Capitale di quella Provincia la principessa sul suo treno era arrivata fino al mare. Ma c'era scritto anche che qualche anno prima, mentre i suoi genitori erano in vacanza in Europa, quella principessa ne aveva già fatta una delle sue: aveva fatto una legge che diceva che, da allora in poi, ogni nuovo bambino che fosse nato figlio di genitori schiavi sarebbe nato libero. E che questo era ancora niente, perchè giusto qualche anno dopo il viaggio sul treno del Paraná, approfittando del fatto che i suoi genitori erano andati via in vacanza un'altra volta, la combinò ancora più grossa: fece ancora un'altra legge che, nel Paraná allo stesso modo che in tutto il Brasile, liberava tutti gli schiavi, ma proprio tutti, e la schiavitù la proibiva per sempre! Certo, lei lo sapeva che non l'avrebbe passata liscia, e che i padroni di quegli schiavi non ne sarebbero stati per niente contenti e l'avrebbero mandata in esilio, per giunta coi suoi genitori e tutta la famiglia, ma non le importava gran che perchè tanto cosa fatta capo ha, e cosí se ne andò via tranquilla e soddisfatta a vivere nel suo castello in Francia con la coscienza in pace. Il raccontino finiva poi dicendo che ancora oggi, nel resto del Brasile cosí come nel Paranà, quelli che tramandano questi fatti o leggono i libri di scuola la chiamano "la redentrice".
Beh, una storia come questa, magari un po' romanzata ma in fondo vera, qualche volta può davvero far venir voglia a una bambina non solo di studiare la geografia, ma magari anche, chissà, di sognarla più bella di quella che è. Cosí quel treno nella canzone non si ferma neanche quando si trova davanti il mare, ma invece scavalca anche gli oceani e gira il mondo attraversando i luoghi più esotici e remoti dello spazio-tempo. E ha un bel dirle il Coro di smetterla di sognare! tanto anche quando la svegliano lei continua imperterrita, a immaginarsi a guardare scorrere i paesaggi col naso schiacciato contro il finestrino, a fantasticare di quel sogno di pace e libertà che non può che riunire e mettere d'accordo tutto il mondo intorno a lei..... tant'è che perfino il Coro, alla fine, non può far altro che darle ragione!
Non è la prima volta che Vietnga, con la sua voce morbida e soffice, è chiamata a rappresentare il vero "potere": non quello fasullo dei forti e arroganti che impongono la loro capricciosa volontà, ma quello debole e inoffensivo che convince con la pura e semplice sincerità dei sentimenti.
A riprova, basta andare, nel collegamento in basso della schermata finale, direttamente alla terza sezione del trittico "Lodate bambini il Signore" che parte dal minuto 2:30, dove, ormai ridotto a un piccolo puntino lontano in basso sulla Terra, quel potere si permette di usare il verbo all'imperativo perfino per richiamare indietro un Dio che sta volando al culmine del suo trionfo.
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Dal concerto del Piccolo Coro Mariele Ventre dell'Antoniano a Ragusa, anno 2003. L'autore è Daniele Fossati. Allo Zecchino d'oro del 2002 la cantava Caterina Frola (la sua registrazione sta nella schermata in alto, e lí nella presentazione di Lorenzo Riva trovate anche il testo della canzone).
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