È la regione d’Italia dove piove meno, e quando piove, in maniera anche violenta, l’acqua non viene raccolta per la mancanza di invasi utili a conservarla.
Tra i termini più ricercati su Google negli ultimi giorni c’è stata la parola siccità, assurta agli onori della cronaca per una gaffe che, per fortuna o per sfortuna, non è passata inosservata, sollevando un polverone che, almeno, ha avuto il merito di accendere ancora più riflettori su una situazione che comincia ad assumere dei contorni quasi drammatici. Sappiamo tutti che negli ultimi anni l’agricoltura ha fatto i conti con lunghi periodi di siccità e con l’avvento sul territorio di eventi atmosferici tanto improvvisi quanto estremi. Un trend che non è cambiato in questo 2024: nei primi mesi dell’anno il cambiamento climatico ha infatti colpito in maniera opposta il Bel Paese: sulle Alpi si è tornati ai livelli di riserve idriche in linea con l’ultimo decennio mentre al Sud le piogge sono state un fenomeno più che raro.
Oltre il 57% del territorio pugliese è a rischio desertificazione .
Se andiamo a guardare i dati dell’Osservatorio dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue scopriamo poi che in Puglia si è ridotto ulteriormente il volume di acqua stoccata nei bacini con uno scarto rispetto al 2023 di quasi 118 milioni di metri cubi. A causa sia del clima primaverile che ha caratterizzato l’autunno che delle temperature al di sopra della norma registrate in inverno ne hanno fatto già le spese le clementine che sono finite al macero, compromesse dalla mancanza di acqua, e a forte rischio siccità sono anche i cereali e i legumi. E le problematiche aumenteranno ulteriormente nel corso di questo mese quando alla domanda irrigua del grano si sovrapporrà quella del pomodoro.
Ad aggravare lo scenario di emergenza della Puglia c’è anche la condizione dei pozzi malfunzionanti e guasti o a mezzo servizio per la mancanza di personale e la questione dei Consorzi di bonifica, che dovrebbero svolgere ruolo fondamentale di supporto all’agricoltura e che invece, negli ultimi anni, soprattutto a causa dei commissariamenti, sono stati abbastanza assenti. Insomma una situazione che desta parecchia preoccupazione considerando anche che, attualmente, la Puglia prende il 77% dell’acqua da fonti esterne. Un vero e proprio problema epocale per il quale non sembra ci sia ancora la consapevolezza necessaria per adottare provvedimenti strutturali, provvedimenti che non abbiano carattere emergenziale.
Sono tante allora le cose che necessitano, a partire da un programma pluriennale di interventi rivolti al potenziamento delle infrastrutture per il riuso delle acque reflue o per l’impiego, anche sul nostro territorio, di dissalatori, come si fa in tante altre parti del mondo. E in quest’ottica, ben venga il dissalatore sul fiume Tara che dovrebbe essere pronto per il 2026.
Serve poi un piano invasi per aumentare la raccolta di acqua piovana oggi ferma in tutta la regione ad appena l’11%, e serve, soprattutto, ripartire, con celerità, dalle opere incompiute, prime tra tutte quelle delle dighe Saglioccia e Pappadai. Per proteggere l’agricoltura pugliese da crisi idriche causate da un cambiamento climatico che è già il nostro presente e che sarà sempre di più il nostro futuro.
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