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Скачать или смотреть Convento di San Francesco A Folloni - Montella (AV)

  • IL PROVINCIALE
  • 2022-11-30
  • 235
Convento di San Francesco A Folloni - Montella (AV)
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Описание к видео Convento di San Francesco A Folloni - Montella (AV)

Il convento di San Francesco a Folloni è un convento francescano che si trova a Montella (AV).
«Fu questo Venerabile Monisterio edificato nell'anno del Signore 1222 al tempo di Onorio terzo sommo pontefice, e propriamente nell'anno settimo del suo pontificato: nell'anno 12 dell'imperio di Federico Secondo detto Barbarossa e nell'anno quarto decimo della Religione de' Minori.
Fin dalla sua origene il Signore dimostròssi impegnatissimo a proteggerlo; anzi con un stupendo miracolo volle, e dié motivo alla sua fondazione»
Il convento di San Francesco a Folloni deve il suo nome al luogo dove fu fondato dallo stesso San Francesco d'Assisi, di passaggio verso il santuario di San Michele sul Gargano, nel gennaio 1222.
Il primo documento scritto che prova l'esistenza del convento è del 5 gennaio 1322: si tratta del rinnovo di un antico privilegio concesso ai frati dal principe di Taranto, Filippo I d'Angiò, e da sua moglie Caterina di Valois.
IL MIRACOLO DEL LECCIO E LA FONDAZIONE LEGGENDARIA
Leggenda vuole che San Francesco, giunto a Montella, chiedesse ospitalità al feudatario presso il castello del paese. In assenza del signore, il castellano, ignaro della fama del poverello di Assisi, lo scacciò. Francesco, insieme ai suoi confratelli, si rifugiò allora nel bosco di Folloni, all'epoca infestato dai briganti, e passò la notte sotto un leccio.
Quella notte nevicò abbondantemente tranne il luogo ove i frati dormivano. Il castellano insieme a tutta la popolazione accorsero la mattina dopo, e assistito al miracolo, chiesero a San Francesco di lasciare nel luogo due frati affinché realizzassero un convento.
Il leccio del miracolo fu conservato come reliquia sotto l'altare della chiesa per lungo tempo.
LA RELIQUIA DEL SACCO
Si narra che nell'inverno del 1224 i frati fossero rimasti bloccati dalla neve nella chiesa nel bosco infestato dai lupi. Stavano per morire di fame, quando sentirono bussare alla porta e trovarono un sacco pieno di pane con il contrassegno dei gigli di Francia. In quel momento Francesco d'Assisi era alla corte di Luigi VIII, e leggenda vuole che il santo avesse affidato agli angeli il pane per i suoi frati.
La tela del sacco fu conservata per tre secoli come tovaglia di altare.
Nel Cinquecento cominciò ad essere spezzettata e distribuita come reliquia a diverse chiese e ai fedeli. Nel 1828 il vescovo di Nusco decise che la reliquia fosse divisa tra la chiesa madre di Montella e quella di San Francesco: una parte tornò ai frati di San Francesco ed un’altra parte continuò ad essere custodita dai confrati dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento. La parte custodita dai frati di San Francesco, custodita sotto vuoto, andò persa per sempre nel tentativo di riaprirla. Quindi l’unico frammento ancora esistente era quello custodito per oltre 180 anni dai confrati dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento. All'inizio del nuovo millennio Frà Agnello Stoia, padre guardiano del convento di San Francesco a Folloni, ne chiese la restituzione all’Arciconfraternita: cosa che puntualmente avvenne.
La reliquia è oggi conservata in un reliquiario realizzato appositamente e collocato nella cappella del Crocifisso.
IL COMPLESSO
La prima chiesetta duecentesca doveva trovarsi ove ora si trova l'edificio che ospita le celle dei frati. Nel XV secolo viene realizzata la seconda chiesa, che si trovava ove ora si trova il chiostro di accesso al convento, ad una nave con numerose cappelle laterali. Tra la chiesa duecentesca, integrata nel convento, e quella quattrocentesca venne poi realizzato il refettorio.
L'odierno complesso architettonico è frutto di un rinnovato intervento edilizio della metà del Settecento, reso necessario in seguito al terremoto dell'anno 1732. Della chiesa tre-quattrocentesca rimane l'esonartece, ora portico di ingresso al convento, l'abside, oggi cappella del Crocifisso, che difatti si trova ad un livello inferiore, e il campanile che conserva l'impianto della seconda metà del XV secolo. Tutta la restante parte della fabbrica è relativa agli spazi conventuali amministrati dai Frati Minori Conventuali. Nella chiesa settecentesca, di grande pregio gli stucchi di Francesco Conforto e il pavimento maiolicato datato 1750. Nella sacrestia, il sarcofago di Diego I Cavaniglia, conte di Montella morto nel 1480 nella battaglia di Otranto, opera di Jacopo della Pila. Incastonata nel pavimento del lato Est del transetto, la lastra sepolcrale della contessa Margherita Orsini, moglie del conte Cavaniglia, morta nel 1521.
Gli scavi iniziati dopo il terremoto dell'Irpinia del 1980 hanno portato alla luce i resti della chiesa tre-quattrocentesca, oltre a numerosi reperti. Tra questi, lo scheletro e le vesti funerarie del conte Cavaniglia.
IL MONUMENTO DEGLI INNAMORATI
Il sarcofago di Diego I Cavaniglia, realizzato dallo scultore Jacopo della Pila per volere della vedova, è stato adottato a monumento degli innamorati.

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