Carissimi: Lamento della Maria Stuarda
Romina Basso, mezzo-soprano
Ensemble Latinitas Nostra
Andreas Linos, viole de gambe
Theodoris Kithos, théorbe
Markellos Chrysicopoulos, chef d'orchestre, clavecin
Concert recording on 06 November 2014 at l'Eglise de l'Oratoire du Louvre in Paris
Italian text:
Ferma, lascia ch'io parli, sacrilego ministro!
Se ben fato inclemente
a morte indegna come rea mi destina,
vissi e moro innocente,
son del sangue Stuardo e son Regina.
Perche bendarmi i lumi?
S'io mirai tanti giorni, ho petto ancora
da mirar l'ultim'ora, e s'io gl'apersi al cielo,
saprò ben senza velo alla vita serarli.
Ferma, lascia ch'io parli!
Ma che dirò pur troppo? Oggi favella
a mio prò l'innocenza,
e di si rea sentenza a Dio s'appella.
Vilipesa innocenza,
s'una Regina a te salvar non lice,
cui l'invidia fa guerra
a chi ricorrer deve in Inghilterra
un mendico, un vassallo, un infelice?
Vilipesa innocenza,
vattene pur da me, torna alle stelle,
ch'io con anima intrepida e serena
sarò fra tante squadre a Dio rubelle
di mia tragedia e spettatrice e scena.
A morire!
Per serbar giustiziae fede
più non vaglion le corone
che di stato la ragione
anco la verità sa far mentire.
A morire!
Versarò dal collo il sangue,
ma non già da'i lumi il pianto
che sebene io resto esangue
la costanza al mio duol mesce elisire.
Voi mie care Donzelle,
che m'inchinaste al soglio, et or piangenti
mi seguite a'i tormenti, compatite i miei casi,
e s'io lassa rimasi spogliata d'ogni ben,
d'ogni fortuna, non per questo morendo
gl'oblighi miei tralascio;
partitevi l'amor con cui vi lascio.
Soffrite costanti la dura mia sorte,
e s'invida Morte stillandovi in pianti
a voi mi toglie, o fideancelle in terra,
con sempiterno riso
v'abbraccierò compagne in Paradiso.
Mira Londra, et impara le vicende mondane
e tu ch'all' Anglicane schiere dai legge
o Jezabelle altera, di giustizia severa
aspetta i colpi, e se per farti in brani
mancheranno alle belve artigli e morsi
serviranno di cani i tuoi rimorsi.
Sì, sì sfogati, assali, scarica su'l mio capo a cento,
a mille del tuo furor gli strali!
Vibra senza pieta su questo petto esangue
strazi, scempi, flagelli, atrocità!
Lascia ch'un mar di sangue m'inostr’ il nero manto;
fulmina pur, che tanto straziarmi non saprai,
quant' io soffrire: A morire!
Qui tacque, e forte, e invitta
al suo destin s'arrese la Regina Scozzese,
ne guari andò ch'un colpo indegno e rio
divise il Corpo, et unì l'alma a Dio.
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