Vorrei pensarla come la Salernitana.
Brutticcia, affannosa, stanca. Colpi subiti da ogni parte e in ogni dove, consapevole di essere su quello scalino più basso, ma con la gamba sempre già piegata per provare a salirlo. A dare a schiaffi, e quando non basta a pugni. A calci. Lottatrice, ma senza mancare di ammetterlo, quand'è quel momento di prenderle. Incassarle, senza silenzio.
Vorrei pensarla come la Salernitana.
Affannarsi, battagliare. Quasi sempre per recuperare pero'. Volare basso, con qualche sbalzo di plano ogni tanto. Sperarci si, ma avere la magra a matura consapevolezza che la vita non è fatta di casualità, ma è la realtà quella che ti cresce e ti uccide allo stesso tempo, quindi saperlo già da prima che alcuni aereoplanini non vanno poi così tanto alto, è tanto di guadagnato.
Vorrei pensarla come la Salernitana.
Perché vuoi mettere a provarci ininterrottamente e ottenere, improvvisi, i tre punti? Sempre meglio di zero sicuri o di uno, piccino e ipotetico, no? Che tanto ve lo dico da subito, se non ci provi senza sosta ad ottenere i tre punti, sta' sicuro che, perdendo e pareggiando, non lo vinci mai il campionato della tua stronza vita. Ve lo garantisco io.
Vorrei pensarla come la Salernitana.
Che perde; ma che a perdere non ci sta. Rude, che spezza gambe, spartana, la butta dentro, di anca, di fianco, di gomito, di polso, e il goal arriva, prima o poi, e il non esserci abituati, per Dio, fa battere il cuore di chi a guardarla lottare lo fa con affetto, con supporto e con tenera complicità.
Sarà inusuale e improduttivo, ma vorrei pensarla come la Salernitana, priva di solarità, charme o cavalleresco savoir-fair.
Ma romantica...
bella da morire.
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