Descrizione del percorso di catechesi per bambini, fatto nel Santuario del Santo Crocifisso nella Parrocchia di Bogliaco (comune di Gargnano, Lago di Garda - Brescia).
Il testo narrato è stato scritto da Giuliano Florio
Il Crocifisso di Bogliaco
Quando si parla di un’opera d’arte sacra vanno ben considerati non solo il suo contenuto simbolico e le sue qualità estetiche, ma anche il suo possibile legame con la vita spirituale e devozionale di una comunità. Talvolta infatti, alcuni oggetti d’arte possono essere stati fonte di una spiccata devozione ed aver catalizzato attorno a sé manifestazioni sentite di fede. È il caso del Santissimo Crocifisso di Bogliaco, denominato “miracoloso” fin dai tempi antichi, attorno al quale si sono sempre manifestate azioni di venerazione e di attaccamento da parte di fedeli locali e non solo. Nella secolare storia di questo Crocifisso, devozione, tradizioni e perfino leggende, si intrecciano inesorabilmente con le esigenze e le speranze di una comunità che per secoli l’ha custodito.
Si tratta di una scultura lignea realizzata nel XVI secolo da un intagliatore lombardo. La figura del Cristo si mostra sottile e delicatamente abbandonata alla Croce. Il corpo è definito con alcuni particolari che ne accentuano il patetismo e ne sottolineano la sofferenza: come le profonde striature su braccia e gambe, volte a mettere in evidenza il reticolo venoso. Caratteristiche queste che lasciano supporre che il suo autore avesse guardato allo stile estremamente espressivo degli intagliatori tedeschi dell’epoca. È probabilmente questo il motivo per il quale, per secoli, si è ritenuto che il Crocifisso provenisse proprio dal nord e fosse stato donato alla confraternita della Trinità di Bogliaco da pellegrini provenienti da Oltralpe. Tale convinzione è stata però superata, come riporta lo studio di Monica Ibsen, dal rinvenimento nei documenti della confraternita della registrazione di un pagamento a “quel che portò il crocefisso da Mantova” nel 1581.
Il Crocefisso venne quindi donato alla confraternita locale della Santissima Trinità, da una simile confraternita mantovana sul finire del XVI secolo. La confraternita, della cui storia ci occuperemo nei prossimi numeri del bollettino, collocò l’effige all’interno di un oratorio dedicato a S. Giovanni Evangelista, posto alle spalle della parrocchiale, la cui costruzione era da poco terminata.
In questo luogo, adibito alle partiche religiose della confraternita, la devozione verso il crocifisso si intensificò progressivamente. Come attestano i numerosi ex voto conservati tuttora, nel corso del Seicento la fama taumaturgica del Crocifisso crebbe assieme alle cure dei confratelli che si occupavano del suo decoro. Gli ex voto ci tramandano l’immagine di un Crocifisso fin dall’antico dotato di un velo che lo copriva a stendardo, segno che fin da quel secolo la sacra effige veniva non solo esposta ma anche portata in processione. Sempre le tavolette ex voto, che descriveremo dettagliatamente più avanti, mostrano il Cristo dotato di una chioma di capelli veri, cresciuti, secondo la credenza popolare, miracolosamente. Si tratta in realtà di un’aggiunta, di una miglioria, volta a sottolinearne la veridicità e il patetismo effettuata nel corso del Seicento. Nel 1673 i confratelli fecero costruire nell’oratorio un’apposita nicchia decorata con pitture e dorature dove poter esporre la sacra effige. Nonostante le migliorie apportate lungo tutto il corso del secolo al piccolo oratorio, al principio del Settecento i confratelli chiesero il permesso di costruire una nuova e più opportuna sede. Il nuovo santuario, costruito dirimpetto alla parrocchiale, venne solennemente consacrato nel 1734 con l’ufficiale traslazione della sacra immagine. Il santuario divenne in seguito un frequentato luogo di culto, deputato ad accogliere fedeli e pellegrini giunti da lontano per pregare di fronte all’immagine del Santo Crocifisso.
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