HAMNET di Chloé Zhao – L’amore che sopravvive alla perdita
Ieri sera, alla Festa del Cinema di Roma, abbiamo assistito all’attesa proiezione di Hamnet di Chloé Zhao, alla presenza della regista in sala. È stato uno di quei momenti rari in cui il cinema smette di essere solo rappresentazione e diventa esperienza collettiva: un respiro unico fra chi ha creato l’opera e chi la osserva.
Il film ci ha affascinato e commosso. Chloé Zhao, già premio Oscar per Nomadland, firma una regia profondamente poetica, che unisce la materia e lo spirito, la terra e la memoria. Ogni inquadratura vive come un frammento sospeso fra pittura e sogno; la luce sembra toccare i personaggi con una delicatezza quasi sacra.
Un racconto di metamorfosi
Tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell, Hamnet racconta la storia d’amore e di perdita che lega William Shakespeare (Paul Mescal) e sua moglie Agnes (Jessie Buckley), travolti dalla morte del figlio undicenne.
Zhao affronta il dolore come un atto di trasformazione: “L’amore non muore, si trasforma”, scrive la regista nelle sue note di produzione, e questa è la chiave che attraversa tutto il film. L’opera diventa così un dialogo fra la vita e la creazione, fra l’assenza e l’arte che nasce per colmarla.
La regia alterna silenzi e tensioni, luce naturale e buio profondo. La natura – il bosco, la pioggia, il respiro della terra – non è sfondo ma presenza viva, quasi spirituale. È da lì che nasce l’ispirazione, la stessa che porterà Shakespeare a scrivere Amleto.
Il respiro del dolore
Jessie Buckley offre un’interpretazione di rara intensità: la sua Agnes è carne e mito, madre, amante, donna selvaggia e consapevole. Il suo volto attraversa ogni sfumatura dell’animo umano, dalla dolcezza alla disperazione. È una performance che, a nostro avviso, la pone come una delle più serie candidate all’Oscar come Miglior Attrice Protagonista.
Accanto a lei, Paul Mescal disegna un William Shakespeare fragile e terreno, lontano dall’immagine idealizzata del genio. È un uomo che impara a scrivere per non morire di dolore. Mescal riesce a condensare forza e vulnerabilità in un equilibrio perfetto: la sua presenza scenica, mai invadente ma sempre vibrante, lo rende – secondo noi – un possibile candidato all’Oscar come Miglior Attore Non Protagonista.
La fotografia di Łukasz Żal (Ida, The Zone of Interest) amplifica la dimensione emotiva con un uso della luce che sfiora il mistico, mentre la musica di Max Richter – e in particolare On the Nature of Daylight – guida lo spettatore dentro il cuore del dolore e della rinascita.
Accoglienza e critica
Dopo le anteprime internazionali di Toronto e Telluride, Hamnet approda a Roma come una delle opere più attese dell’anno. Le recensioni estere lo descrivono come “un film visivamente ipnotico, spiritualmente potente, capace di fondere intimità e respiro epico”.
C’è chi ne sottolinea la lentezza meditativa, ma è proprio in quella sospensione che Chloé Zhao trova la sua verità: il tempo del lutto non si misura in minuti, ma in battiti.
Alla Festa del Cinema, il pubblico ha accolto il film con un silenzio intenso e un lungo applauso finale, quasi a ringraziare per aver partecipato a qualcosa di intimo e universale allo stesso tempo.
L’impressione di OnOff Mag
Abbiamo lasciato la sala con una sensazione difficile da nominare: un misto di smarrimento e gratitudine. Hamnet non consola, ma riconcilia. È un film che ci invita ad abitare la perdita, a guardarla fino in fondo per scoprire che da essa può nascere arte, amore, e una forma nuova di vita.
Nel linguaggio visivo di Zhao, la macchina da presa diventa un respiro collettivo: osserva, accarezza, resta. Il suo cinema non chiede di capire, ma di sentire.
In un panorama dominato dal rumore, Hamnet è un sussurro profondo, un’onda emotiva che continua a vibrare anche dopo i titoli di coda.
Un film che rimane nella mente, ma soprattutto nel cuore.
HAMNET
di Chloé Zhao
con Jessie Buckley, Paul Mescal, Emily Watson, Joe Alwyn
Produzione: Focus Features, Hera Pictures, Neal Street, Amblin Entertainment
Durata: 125 minuti
Uscita nelle sale: dicembre 2025
A cura della redazione di ONOFF MAG
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