Album : Sputi (2004)
Testo : Gianni Rodari
I sette fratelli Cervi: Gelindo (classe 1901), Antenore (1906), Aldo (1909), Ferdinando (1911), Agostino (1916), Ovidio (1918), Ettore (1921).Tutti nati a Campegine (Reggio Emilia), tutti fucilati il 28 dicembre 1943 nel poligono di tiro di Reggio Emilia.
C'erano sette fratelli
che andavano per il mondo:
sei erano sempre allegri,
il settimo sempre giocondo.
Sei andavano a piedi
perché non avevano fretta,
il settimo invece perché
non aveva la bicicletta.
La leggenda dirà
dell'ultima battaglia:
dove cantò la cicala
ora abbaia la mitraglia.
Una muta di cani
la notte ha circondata,
il fumo lecca i muri
della casa incendiata.
Ma quando li portarono
alla crudele morte,
non eri tu, fucile,
il più fermo, il più forte.
C'erano sette fratelli
che andavano per il mondo:
sei erano sempre allegri,
il settimo sempre giocondo.
Sei andavano a piedi
perché non avevano fretta,
il settimo invece perché
non aveva la bicicletta .
Nella nebbia dell'alba
si nascosero i cani,
e chiusero gli occhi
per non vedersi le mani.
Negli occhi dei sette Cervi
l'aurora si specchiò,
dagli occhi fucilati
il sole si levò.
Vecchio, tenero padre,
olmo dai sette rami,
nella vuota prigione
per nome ancora li chiami,
C'erano sette fratelli
che andavano per il mondo:
sei erano sempre allegri,
il settimo sempre giocondo.
Sei andavano a piedi
perché non avevano fretta,
il settimo invece perché
non aveva la bicicletta .
E a notte fra le sbarre
fin dove soffia il vento
intatte vedi splendere
sette stelle d'argento.
Sette stelle dell'Orsa
come sette sorelle.
I cani non potranno
fucilare le stelle.
Sette stelle dell'Orsa
come sette sorelle.
I cani non potranno
fucilare le stelle.
SPUTI
Marco Paolini e I Mercanti di Liquore
E' cominciato con un concerto dedicato all'acqua intesa come risorsa e non come merce. Abbiamo fatto tre giorni di prove partendo da qualche pagina di libro fotocopiata, qualche poesia, un po' di repertorio e musiche improvvisate più che pensate, che nascevano dall'istinto e dalla fretta oltre che dalla voglia di fare insieme questo concerto. Non ho mai visto spartiti in quei giorni né fogli per trascrivere la musica. Ogni tanto si registrava qualcosa e ogni tanto ci dimenticavamo di farlo, così certe cose si sono perse da subito. Non so se fosse giusto chiamarle canzoni però alla fine era un concerto. Serviva un titolo, SONG N. 32 bastava. Ovviamente nessuno pensava che potesse durare più di una serata. Ne abbiamo fatte 15 poi ci è venuto in mente che potevamo farne un Album. A condizione di lavorarci sopra. Si è trattato di innesti e montaggi di testi diversi, di accostamenti, di musiche e parole prese da vari autori, dalle filastrocche di Gianni Rodari (Re Federico, La tradotta, Sul duomo di Como, Il Mare Adriatico, I mari della luna, I sette fratelli, Stelle senza nome, Compagni fratelli Cervi) quasi metà dei pezzi dell'Album, dai Canti Orfici di Dino Campana (in La notte mi par bella e Vele), dalla lingua sonora di Biagio Marin (in Me son visuo), Giacomo Noventa (in Sottovento), Ernesto Calzavara (in Parole Mate), dai versi di Erri De Luca (in Il Prigioniero Ante e Sputi). Una canzone (Il Sergente nella neve) contiene un frammento di Mario Rigoni Stern un po' "arrangiato" e inserito nella filastrocca del Soldatino di Rodari. Il tema iniziale del concerto è rimasto in alcuni pezzi (Mar Adriatico, Due parti di idrogeno, Regola acquea...), altri sono stati inventati mentre registravamo. Il titolo è cambiato rispetto al concerto, l'abbiamo preso dalla poesia di Erri De Luca. SPUTI non è un Album ricercato, abbiamo preferito fissare quel che l'istinto suggeriva. Alcune soluzioni sono rimaste ruvide, l'aria che tira nelle parole ha suggerito la musica.
Marco Paolini.
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