Tra le tante ipotesi elaborate in merito alle origini della danza orientale ne ho scelte due e su quelle ho lavorato per lo svolgimento del monologo. La prima ipotesi risale a 25.000 anni fa quando venivano eseguiti riti propiziatori della fertilità legati al culto della Madre Terra che in babilonia è Ishtar, in Grecia Demetra e in Egitto Iside. Nell'antichità si credeva che la fertilità fosse direttamente connessa alla terra, e alle donne, in quanto creatrici di nuova vita, si attribuivano poteri magici. Le sacerdotesse onoravano la dea madre con danze sacre entrando in relazione con i ritmi della natura imitandola (molti movimenti ricordano elementi naturali quali: le onde del mare, la forma della luna, il serpente, il cammello, l' atto sessuale e il parto). La seconda ipotesi è che la danza del ventre sia stata importata dalle tribù nomadi provenienti dall'India, le quali attraversando paesi differenti, entrando in contatto con diversi popoli, scambiandosi culture, abbiano creato un filo conduttore, con movenze che possiamo ritrovare oggi in diverse latitudini del nostro pianeta. Il monologo "La linea e il nodo" avvalora entrambe le ipotesi ed è una preghiera alla madre terra, una preghiera che è anche una sfida.
E' dall'osservazione della natura che nasce il desiderio di viaggiare. In natura tutto si muove, l'acqua scorre, gli uccelli migrano, le mandrie si muovono, i pesci nuotano controcorrente per andare a deporre le uova in posti nuovi. Spesso molti animali muoiono durante il viaggio e quando raggiungono il traguardo devono difendere loro stessi e la prole futura dai predatori, eppure ogni anno migrano dando vita a nuove vite. La fertilità quindi legata al viaggio. La fertilità legata alla terra, all'uovo, al ventre, alla donna. Perché la linea e il nodo? Il viaggio è una linea immaginaria che collega il luogo della partenza con quella dell'arrivo, in mezzo ci sta il nodo che rappresenta le difficoltà. Il nodo anche come intreccio, legame, tra arrivo e partenza. Ma se l'animale migra spinto da necessità e istinto l'uomo ha qualcosa in più che lo fa muovere: è la magia del sogno, il sogno di una vita diversa, il sogno di conoscere altri luoghi, altri mondi, altri modi di essere. Ed è proprio nella realizzazione del sogno che si riscontra la difficoltà, il nodo. Il nuovo mondo può essere oscuro e incomprensibile (notte) come oscure e incomprensibili possono essere le parole di una lingua sconosciuta. L'incontro con l'altro quindi va ricercato nei gesti, nella musica, nella danza. La danza come luogo d'incontro fra culture diverse. Incontro che genera sempre nuove radici.
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