La storia incredibile e dettagliata di come un semplice foglietto dimenticato e un nome in codice abbiano portato alla cattura di Matteo Messina Denaro, mettendo fine a trent'anni di latitanza del boss più ricercato d'Italia. Una vicenda che dimostra come anche l'uomo più potente e cauto del mondo possa essere tradito dai dettagli più piccoli e dalle debolezze più umane.
12 gennaio 2023, clinica "La Maddalena", Palermo. Suor Elisabetta Torrisi getta distrattamente un foglietto nel cestino dell'infermeria alle 11:23, senza sapere che quel gesto apparentemente insignificante sta per concludere la più lunga caccia all'uomo nella storia della mafia italiana. Sul bigliettino, scritto a mano con grafia tremula, ci sono solo due righe: "Andrea Bonafede - controllo domani ore 9:30 - dott. Volpes oncologia." È il documento che Matteo Messina Denaro ha dimenticato dopo una visita medica andata storta, contenente l'errore fatale che metterà fine alla sua leggendaria capacità di sfuggire alla giustizia.
La caccia a Messina Denaro inizia quattro mesi prima, il 15 settembre 2022, quando Claudia Bonfante, contabile di una società di servizi sanitari, nota anomalie ricorrenti nei dati di un paziente chiamato Andrea Bonafede. Quest'uomo fa visite oncologiche regolari nelle migliori cliniche private di Palermo, sempre lo stesso giorno della settimana, sempre alla stessa ora, ma con dati anagrafici che cambiano continuamente e documenti sempre diversi.
Il colonnello Pasquale Angelosanto del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Palermo comprende immediatamente il potenziale di quella segnalazione: i boss latitanti devono curarsi come tutti gli altri, e questo rappresenta spesso il loro punto più vulnerabile. L'investigazione rivela che il vero Andrea Bonafede è un geometra pensionato di settantuno anni ricoverato da cinque anni in una casa di riposo per malati di Alzheimer, incapace di denunciare l'uso improprio della sua identità.
L'"Operazione Ippocrate" che segue coinvolge cinquanta investigatori specializzati e trasforma ogni giovedì mattina in una coreografia investigativa perfetta. Per due mesi, decine di agenti in borghese seguono i movimenti del falso Andrea Bonafede, mappando la sua rete di protezione e studiando una routine così precisa da essere diventata la sua prigione.
La svolta arriva il 28 novembre 2022 con l'intercettazione di una telefonata tra Antonino Buscetta e Laura Bonaccorsi, che usano il codice "il nostro amico" per riferirsi a Messina Denaro. Le conversazioni rivelano l'esistenza di una rete di complici che organizzano ogni dettaglio dei suoi spostamenti per le cure oncologiche.
Ma il 12 gennaio 2023 qualcosa va storto nella routine perfetta del latitante. Un dolore più forte del solito causato dal tumore al colon lo costringe ad anticipare l'appuntamento, rompendo per la prima volta in trent'anni le sue regole di sicurezza. Arriva in clinica alle 8:15 invece delle 9:30 abituali, trovando un medico sostituto invece del suo oncologo di fiducia.
La serie di errori fatali inizia quando, interrogato dal dottor Alessandro Marotta sui suoi trattamenti precedenti, Messina Denaro dichiara di essere stato curato dal professor Salvatore Cottone all'ospedale Civico di Palermo. Un'informazione apparentemente innocua che nasconde un errore devastante: Cottone opera esclusivamente nel reparto privato per pazienti molto abbienti, servizio inaccessibile a un geometra pensionato.
Il secondo errore avviene al momento del pagamento: invece dei contanti abituali, estrae una carta di credito intestata a "Giuseppe Greco", un'altra delle sue false identità. L'impiegata annota l'incongruenza nel sistema, creando una traccia elettronica dell'errore.
Il terzo e fatale errore è il bigliettino dimenticato sul bancone dell'infermeria, contenente informazioni contraddittorie che attirano l'attenzione di suor Elisabetta Torrisi. La religiosa, sorella di un maresciallo dei carabinieri, comprende l'importanza di quelle incongruenze e segnala tutto al colonnello Angelosanto.
L'analisi grafologica del biglietto rivela che è stato scritto da Laura Bonaccorsi e permette di risalire all'indirizzo dove si nasconde il latitante: via Sicilia 32 a Campobello di Mazara. Il 16 gennaio 2023, duecento carabinieri del GIS circondano la villetta e alle 8:00 precise irrompono nell'abitazione.
Matteo Messina Denaro viene trovato seduto al tavolo della cucina mentre beve caffè e legge la Gazzetta dello Sport. Non oppone resistenza e quando viene arrestato dichiara: "Lo so. Vi stavo aspettando. Da quando ho dimenticato quel maledetto foglietto ho capito che era finita."
Ma la rivelazione più scioccante arriva durante il trasferimento in carcere, quando Messina Denaro confessa che gli errori non erano casuali: "Il biglietto che ho dimenticato non era un incidente. L'ho lasciato apposta. Ero stanco di scappare. Il tumore mi sta uccidendo, preferisco morire in carcere da uomo che in latitanza da cane."
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