Stochastic Nature of Fascia: From Layered Pedagogical Artifact to
Morphogenetic Reality in Clinical Anatomy
John Sharkey 1,* and Karen B. Kirkness 2,*
Link al paper originale:
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles...
Questo paper propone un cambio di paradigma radicale nel modo in cui comprendiamo la fascia.
Non più un insieme di “strati” o di “spazi vuoti” tra i tessuti, ma un campo morfogenetico dinamico, continuo e auto-organizzante, in cui processi microscopici apparentemente casuali generano pattern macroscopici prevedibili e clinicamente rilevanti.
Gli autori mostrano come la fascia funzioni secondo una logica stocastica-deterministica: a livello cellulare e molecolare (ioni calcio, espressione genica, produzione di acido ialuronico) i comportamenti sono probabilistici e opportunistici; a livello tissutale emergono invece strutture stabili, piani fasciali funzionali e proprietà meccaniche coerenti. Non è disordine: è ordine emergente.
Un punto centrale è il ruolo dell’acido ialuronico (HA) come vero substrato operativo della fascia. L’HA non “lubrifica” semplicemente i tessuti, ma crea un ambiente idratato viscoelastico che consente scorrimento, trasmissione di forze e comunicazione biochimica. Le cosiddette “spazi anatomici” vengono reinterpretate come interfacce tissutali ricche di HA, non come cavità vuote.
Il paper introduce inoltre il modello del Calcium–HAS2 Axis (CHA): un ciclo di feedback in cui il carico meccanico attiva canali ionici sensibili allo stiramento, induce segnali al calcio, stimola la sintesi di HA e modifica le proprietà del tessuto. Questo meccanismo fornisce una spiegazione coerente di come movimento, adattamento fasciale, guarigione e – in alcuni contesti – progressione patologica siano collegati.
Grande attenzione è dedicata alla plasticità cellulare EMT/MET (“Go or Grow”), che continua per tutta la vita e permette ai tessuti fasciali di adattarsi, rimodellarsi e rispondere allo stress meccanico. Questa stessa plasticità è rilevante tanto per la rigenerazione quanto per fenomeni patologici come la fibrosi e il cancro.
Infine, gli autori propongono MANIFEST, uno strumento di nomenclatura flessibile che permette di usare linguaggi diversi (strutturale, clinico, biomeccanico, biochimico, educativo) senza perdere coerenza concettuale. Non si tratta di abolire la terminologia classica, ma di sapere quando usarla e quando superarla.
In sintesi, questo lavoro invita clinici, ricercatori e terapisti del movimento a smettere di pensare alla fascia come a un materiale passivo e a riconoscerla come ciò che è:
un campo biologico attivo, sensibile al movimento, regolato da segnali molecolari, e fondamentale per comprendere salute, adattamento e disfunzione del corpo umano.
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