COME SIAMO DIVENTATI GLOBALI
Lezioni di storia economica
Ciclo di incontri a cura di Franco Amatori
Quinto incontro:
Veronica Binda e Mario Perugini "Gli anni terribili 1915-1945"
Programma
Tutti gli incontri si svolgono il giovedì alle ore 18.00
26 gennaio 2017
Guido Alfani e Matteo di Tullio "L'età preindustriale fra statica e dinamica"
9 febbraio
Silvia Conca e Ilaria Suffia "La prima rivoluzione industriale"
23 febbraio
Franco Amatori e Cinzia Martignone "La seconda rivoluzione industriale"
9 marzo
Franco Amatori e Cinzia Martignone "L'apice della supremazia europea"
23 marzo
Veronica Binda e Mario Perugini "Gli anni terribili 1915-1945"
6 aprile
Andrea Colli e Marina Nicoli "Gli anni gloriosi 1945-1975"
20 aprile
Andrea Colli e Mario Perugini "Il mondo sotto-sopra 1975-1990"
4 maggio (spostata a giovedì 18 maggio)
"Lezioni dalla storia" dialogo fra i docenti con la partecipazione del pubblico
scarica programma
La caduta del muro di Berlino e la quasi contemporanea vasta diffusione di internet hanno reso possibile un fenomeno socio-economico che ormai pervade la nostra vita, definito globalizzazione.
È la fine delle vecchie economie-mondo braudeliane, sistemi territoriali estesi ma pur sempre delimitati. Ora constatiamo il passaggio dalle economie-mondo all'economia mondiale. Sappiamo bene che è un passaggio tutt'altro che lineare, che ha i suoi pro e contro, che vede vincitori e vinti, che conosce formidabili contraccolpi. Tuttavia la globalizzazione, dati i mezzi a nostra disposizione, è possibile. Come sempre, nella storia il nodo è "maneggiarla" bene, con accortezza, con tolleranza e comprensione delle reciproche differenze e identità. Come sempre, l'economia e le tecnologia si intrecciano con la politica.
Le otto lezioni che ci proponiamo di offrire alla Casa della Cultura vogliono mostrare come siamo giunti a questa grandiosa possibilità.
Inizieremo dall'economia e dalla società preindustriale, dove, affinch%egrave; mangiassero dieci esseri umani, otto dovevano lavorare. Un'età piuttosto compatta, tanto che un britannico del 1750 era più simile a un suo antenato che avesse incontrato Giulio Cesare e le sue legioni, piuttosto che a un suo pronipote vivente un secolo dopo. In mezzo c'è quella formidabile trasformazione che è la Rivoluzione industriale, una vera rivoluzione, quale l'umanità non conosceva dai tempi della Rivoluzione agricola avvenuta millenni prima. Alla sua base c'erano "semplici" trasformazioni tecniche: la sostituzione dell'energia inanimata a quella umana o animale e la meccanizzazione delle attività produttive. Ma da queste elementari innovazioni scaturivano epocali cambiamenti in termini demografici, di insediamento, di rapporti sociali, di relazioni fra le nazioni.
La Rivoluzione industriale conosce diverse fasi. Dopo la metà dell'Ottocento si afferma una Seconda rivoluzione industriale, quella delle produzioni di massa con le quali nasce, nei suoi termini essenziali, il mondo attuale (si veda il lavoro di Robert Gordon,The Rise and Fall of American Growth, 2016, attualmente al centro del dibattito fra gli economisti).
La seconda rivoluzione industriale, che si delinea robustamente agli inizi del XX secolo, coincide con la totale supremazia, a livello mondiale, dell'Europa. Una supremazia che verrà dilapidata da un trentennio (1915-1945) di stolte guerre civili europee. Al termine di esse, il mondo è spaccato in due: da una parte la libertà e la democrazia; l'altra metà è quella che voleva realizzare una democrazia più sostanziale, ovvero una società nella quale tutti partissero effettivamente in condizioni di parit&ahrave;.
Parliamo naturalmente di due mondi guidati da potenze che non sono più europee, o lo sono non completamente, gli Stati Uniti d'America e l'Unione Sovietica. Entrambe, ma in particolare la prima, conoscono un trentennio di benessere e di conquiste dell'economia, della società e della tecnologia.
A occidente, l'economista di riferimento è John Maynard Keynes, che postula un intervento o, meglio, una attenta supervisione dell'economia, da parte dello stato.
Keynes era scomparso nel 1946. Il suo grande rivale, Joseph Schumpeter, muore sei anni più tardi, ma dopo il 1975 il suo lavoro descrive la realtà in modo più aderente di quanto fosse possibile ricavare dall'opera di Keynes. L'espressione cruciale è "distruzione creatrice". È quanto si può constatare nell'economia mondiale degli anni successivi al 1975, anni che - con tutti i travagli che conosciamo - ci portano nell'era della globalizzazione.
Il ciclo di lezioni si articola in otto incontri. I docenti provengono soprattutto dall'Università Bocconi, ma sono presenti anche le altre Università milanesi, la Statale e la Bicocca.
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