IL DIRITTO AL RITORNO NON È UN SOGNO. È UN DIRITTO
Fotoreportage di Mirca Garuti sui campi profughi in Libano, Cisgiordania e Gaza.
Interventi di:
Mirca Garuti - Per non dimenticare – OdV
Maria Teresa Ganzerla - Armonie Aps
Nicoletta Cocchi - Armonie Aps
Le parole per descrivere la situazione dei Campi profughi palestinesi in Libano, Cisgiordania, Gaza diventano insufficienti di fronte alla realtà che si presenta agli occhi di chi li visita. Dal 2002, anno dopo anno, il “Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila” si reca in Libano per ricordare e far ricordare l’esistenza di un popolo profugo che ha perso tutto, causa l’occupazione del proprio territorio.
“Non ci si abitua al degrado, alla povertà, all’ingiustizia. Sono 23 anni che vado in Libano e la situazione di vita dei profughi palestinesi peggiora sempre di più. E’ difficile andare e ritornare senza riuscire a cambiare, anche di poco, questa condizione”.
La questione palestinese, prima del 7 ottobre 2023, non riscontrava molto interesse, anzi, era stata completamente e volutamente dimenticata, grazie all’accettazione senza critica, da parte della comunità internazionale, dell’accordo di Abramo che di fatto collocava i palestinesi al di fuori dal proprio territorio. Fuori dalla propria nazione.
Questo è accaduto con l’esilio dei palestinesi in Libano che dura da 78 anni in seguito alla guerra d’espulsione e alla proclamazione dello Stato di Israele. I primi rifugiati (1947-1948) furono distribuiti in Campi sparsi sull’intero territorio libanese. Oggi i 12 campi suddivisi tra il nord, Beirut, Sidone, Tiro, Baalbek, ospitano circa 400.000 palestinesi.
I Campi sono luoghi non adatti ad una vita umana. Acqua corrente, elettricità, fogne, linee telefoniche, strade asfaltate, mancano ancora oggi e poiché non è permesso oltrepassare il limite del perimetro assegnato, un chilometro quadrato, si trova spazio alzando i piani delle case esistenti.
Il campo peggiore è quello di Shatila a Beirut (Sabra non esiste più). Un luogo dove ogni anno viene ricordato il Massacro del settembre 1982 contro i campi di Sabra e Shatila che sorgono alla periferia sud di Beirut. Il campo in cui vennero trucidati, all’arma bianca oltre 2500 palestinesi, per lo più donne, anziani e bambini, ad opera di gruppi falangisti libanesi con l’appoggio e la complicità dell’esercito israeliano comandato dal generale Ariel Sharon.
Questi scatti provano a raccontare non solo la memoria di quella tragedia ma anche quella di un popolo e del suo esodo. Provano a far conoscere la resilienza con cui quotidianamente resistono al tentativo di cancellazione anche della propria cultura. Resistono fieri in attesa che sia rispettato il loro diritto al ritorno. Una speranza mai abbandonata nonostante Israele abbia invaso ed occupato, ancora una volta, il sud del Libano sino al fiume Litani.
Organizzato da:
“Progetti di solidarietà” di Armonie Aps - Via Emilia Levante, 138 - Bologna
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