Per la rubrica "Te la do io... l'arte contemporanea!"
CAPOLAVORI AL MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA DI LUZZANA (BG)
Jean Hans Arp è stato uno dei massimi artefici dell’arte del Novecento, capace di attraversare e vivere con non chalance, da protagonista assoluto, alcuni dei movimenti paradigmatici dell’arte contemporanea: il Dadaismo, il Surrealismo, l’Astrazione. Uno dei fondatori del mitico Cabaret Voltaire, a Zurigo nel 1916, crogiolo delle arti rivoluzionate e rivoluzionarie, coacervo di genio e dissacrazione, crocevia e incubatore di idee che avrebbero nutrito il Secolo delle Avanguardie… Ma che diavolo ci fanno qui, in questo sperduto museo in provincia di Bergamo, sei capolavori di uno dei massimi geni del Novecento? E poi opere di altri autori come Hans Richter, Jakob Prost, Italo Valenti…
Tutta colpa di Alberto Meli e di sua moglie Ester Gaini, due giovani artisti che si erano conosciuti e innamorati all’Accademia Carrara, a Bergamo, scultore lui, pittrice lei, e che poi erano partiti per la Svizzera in cerca di fortuna. O, per essere più precisi, fu lui, Alberto Meli, a partire per primo, invitato nel 1955 dallo scultore Remo Rossi a Locarno, ai Saleggi, dove Rossi andava radunando una sorta di Cenacolo con artisti del calibro di Arp, Hans Richter, Jakob Prost, Italo Valenti, Marino Marini e tanti altri. Ed è lì che Meli incontra Arp, nel 1957, e subito ne diventa l’assistente, realizzando in marmo o in altra pietra le opere ideate da Arp, per una decina d’anni, fino alla morte del grande artista svizzero avvenuta nel 1966. Ed è lì che il talento del giovane luzzanese comincia a realizzare le opere “biomorfe” dell’ultima fase creativa del grande artista svizzero, ma anche ad elaborare un suo inconfondibile stile, stimolato da quelle formidabili frequentazioni, che dal “Biomorfismo” dell’ultimo Arp lo condurrà ad un proprio inconfondibile “Fitomorfismo”, in cui il retaggio delle Avanguardie si fonde con l’amore per gli alberi e per gli arabeschi della vegetazione. E così le forme classicheggianti e scarne dell’ultimo Arp si evolvono nel dedalo di forme allungate, intricate e barocche delle sculture di Alberto Meli, come mille rami ritorti che spiccano e si allungano dall’essenzialità di un tronco originario.
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