Intervista con Marta Useli, tra letteratura e passione per la spiritualità. Nel video servizio, Marta Useli racconta il suo concetto di tempo e ci porta dentro un mondo fatto di domande: esoterismo, spiritualità e tutto ciò che ruota intorno al “sentire” oltre la materialità.
Il punto di partenza è “I figli del tempo”, romanzo ambientato nella Francia prima della Rivoluzione francese. La protagonista è Marie, una bambina alla costante ricerca della verità. Ma, come spiega l’autrice, dentro quel contesto storico c’è molto di più: un’idea di tempo che non è solo cornice, ma strumento e prova.
“Il tempo è uno strumento”: la chiave del romanzo
Per Marta Useli, il tempo nel romanzo diventa un mezzo per comprendere il percorso “animico” dei personaggi: è un contenitore ampio, necessario a chi è in cammino verso la risoluzione di sé. E al tempo stesso è una gabbia: i personaggi lo usano, ma ne sono anche schiavi. Da qui il titolo: figli del tempo, in un’accezione che cambia a seconda delle situazioni e delle scelte.
Esoterismo e spiritualità: “il 99,9% è questo”
Alla domanda su quanto ci sia di spirituale nei suoi romanzi, Marta risponde senza giri: “il 99,9%”. Il suo obiettivo è toccare questi temi con garbo – e, promette, in modo più incisivo nei libri successivi – perché oggi vede una spinta reale: molte persone, leggendo, sollevano domande che vanno oltre la trama e riguardano direttamente la dimensione spirituale.
Secondo lei è un segnale: c’è chi non “curiosisce”, ma ha proprio bisogno di porsi domande, di sedersi e ragionare sull’oltre. Un gesto che considera sano e utile, qualunque strada poi prenda ciascuno.
Diversità e “doni”: ciò che Marta vorrebbe restasse al lettore
Tra i temi più forti, Marta parla di diversità e di complessità: esistono persone con sensibilità particolari, spesso “vicine a noi”, talvolta in silenzio e con una forma di vergogna nel riconoscere ciò che hanno. Per lei sono doni – li chiama così – che possono essere di ascolto, visione, guarigione dell’anima e del corpo, e che richiedono consapevolezza e umiltà.
“Sono razionale, ma sì”: accettare e dosare
Marta si definisce una persona razionale, e proprio per questo insiste su un punto: parlare di spiritualità non significa perdere contatto con la realtà. Serve saper discriminare, analizzare, riconoscere ciò che ha basi materiali e ciò che appartiene ad altro piano. E, soprattutto, usare ciò che si ha con saggezza, senza esibizione, senza dominare, e sapendo anche a chi offrirlo.
Racconta anche la difficoltà, soprattutto da più giovane, nel mostrarsi: alcune persone possono spaventarsi se ti ritrovi “a leggere” parti della loro vita senza conoscerle. L’equilibrio, dice, arriva quando lo strumento viene usato per alleggerire e non per appesantire.
La trilogia e il terzo libro: “Fleur Delis”
Il progetto è una trilogia. Marta sta già lavorando al terzo volume, che – anticipa – si intitolerà “Fleur Delis”. Dice di partire sempre dal titolo e poi scrivere, lasciando che i personaggi prendano strade proprie: lei ha una linea generale, ma spesso si ritrova a scrivere cose che non aveva previsto, perfino “litigando” con i personaggi.
Il terzo libro sarà il punto in cui i nodi si stringono: chi è Marie, perché è ostacolata, e cosa ha di così particolare da essere “rubata” a ogni costo. Entrerà anche nella parte più dura della Rivoluzione francese, con la protagonista costretta a confrontarsi con la vita materiale che vorrebbe evitare, ma che deve gestire.
Marie, la protagonista “difficile”: poco proattiva, ma piena di poli
Tra i personaggi, quello che le ha dato più filo da torcere è proprio Marie. Marta la descrive come poco proattiva nel primo libro, distante dalla sua natura. Ma proprio lì sta la sfida: far vivere una ragazza spiritualmente dotata in un tempo in cui parlare di certi temi poteva significare rogo e persecuzione, soprattutto se eri donna. E nel tempo, Marie si rivela un doppio polo: costruttrice e distruttrice, con un’evoluzione che l’autrice stessa non vuole “spoilerare”.
“Non è la meta, è il percorso”: il filo che tiene insieme tutto
Marta torna spesso su una frase che apre il suo primo libro: ciò che conta non è la meta, ma il percorso. Il viaggio serve a riconoscersi, a ricondurre le parti sparse a un unico sé, a costruire un nucleo di energia solido e sereno. Per lei non siamo nati per essere oppressi da noi stessi: siamo nati per essere “splendenti”, e a volte ce lo dimentichiamo.
Cosa succede adesso
Il terzo libro è già a metà: sarà il rendezvous di tutto e, nelle intenzioni, non chiuderà davvero il percorso. Marta pensa già a un progetto successivo: un prequel ambientato nell’Antico Egitto, passione personale e, per sua definizione, “nido dell’esoterismo” moderno.
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