Un'idea rivoluzionaria (00:00)
Progetti, fotografie, abiti e tanto altro (01:46)
L'archivio cresce (4:20)
Il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma (che assumerà ufficialmente questa denominazione nel 1976) come hai già avuto modo di scoprire, nasce alla fine degli anni Sessanta all’interno dell’Istituto di Storia dell’Arte da un’idea di Arturo Carlo Quintavalle.
È a partire dal 1968, infatti, che l’Istituto, con la propria attività espositiva da avvio a una stagione di mostre che portano all’attenzione del pubblico una nuova generazione di artisti e una nuova critica d’arte.
Parallelamente all’attività espositiva che nei primi anni trova spazio all’interno di diversi ambienti del Palazzo della Pilotta - inizialmente le Sale Farnesiane, quindi il Salone dei Contrafforti e infine il Salone delle Scuderie - avvengono le prime donazioni che costituiranno il patrimonio dello CSAC. Non solo artisti ma anche fotografi, designer, grafici, stilisti, architetti sostengono l’idea di Quintavalle di raccogliere in un archivio tutti quei mezzi che, con la parola o con le immagini, trasmettono un messaggio, creando una raccolta della memoria visuale del Novecento.
L’idea stessa di archivio si inserisce, in quegli anni, in un dibattito critico particolarmente acceso.
L’archivio non è più esclusivamente il luogo deputato a raccogliere il “documento” inteso come testo scritto ma diventa uno spazio aperto alle diverse testimonianze e memorie di un’epoca. È con questo presupposto che inizia a costituirsi l’archivio dello CSAC in cui la multiformità e la molteplicità di materiali (progetti di grafica e di architettura, progetti di design e di moda, fotografie, manifesti e pubblicità) sovrastano concetti gerarchici e selettivi. È il contesto americano a offrire lo spunto per questi nuovi metodi archivistici; in particolare il MoMA di New York in cui viene sperimentata una divisione per dipartimenti (arte, fotografia, design, architettura…) e la Library of Congress di Washington in cui, accanto alla collezione libraria, trova spazio la fotografia intesa non come il singolo capolavoro di un artista ma come raccolta di ogni tipo di materiale fotografico.
Lo CSAC diviene presto un luogo di dibattito sul panorama della ricerca artistica e della comunicazione visiva tout court, un luogo in cui, ancora una volta sul modello delle università americane, didattica e ricerca si intrecciano. Sono gli studenti dell’Istituto di Storia dell’Arte a diventare ideatori e artefici di mostre dedicate a temi inediti come la grafica pubblicitaria (La tigre di carta, 1970) la cultura del fumetto (Nero a strisce, 1971), i manifesti (Parola/Immagine, 1971), i rotocalchi (La bella addormentata, 1972).
Nel 1978 viene costituito il Comitato scientifico del Centro Studi e Archivio della Comunicazione che vede tra i suoi membri, oltre a un nucleo di studiosi parmensi (Arturo Carlo Quintavalle, Luigi Allegri, Roberto Campari, Massimo Mussini), alcuni dei più importanti nomi della scena nazionale, solamente per citarne alcuni: Achille Bonito Oliva, Palma Bucarelli, Maurizio Calvesi, Enzo Mari, Tullio Pericoli, Emanuele Pirella.
La formalizzazione del Comitato, che consolida una rete di rapporti e scambi già attivi nei precedenti dieci anni di fase fondativa del Centro, coincide con l’acquisizione di un importante nucleo di donazioni da parte di alcuni protagonisti del design italiano contemporaneo. Gli archivi di Enzo Mari, Pier Giacomo e Achille Castiglioni, Bruno Munari, Giancarlo Iliprandi, Alberto Rosselli, Roberto Sambonet, Ettore Sottsass jr iniziano a costituire quella che sarà la futura Sezione del Progetto. Quintavalle considera gli elementi progettuali che concorrono alla realizzazione dell’opera finita elementi fondamentali da preservare; non solo il progetto di design ma anche i disegni di architettura, il figurino di moda, lo schizzo di grafica hanno un valore documentale e debbono essere conservati come testimonianze storiche del passato e come strumenti di lavoro per il futuro.
Negli anni successivi, grazie alle numerose donazioni, il patrimonio del Centro raggiunge numeri sempre più consistenti, tanto che nel 1986 si rende necessario il trasferimento dell’archivio negli spazi, più ampi e più conformi alle necessità di conservazione, di un padiglione industriale della prima metà del Novecento, il Padiglione Nervi, così denominato per la copertura della volta, assemblata secondo il sistema tecnologico brevettato dall’ingegnere Pier Luigi Nervi.
Il padiglione Nervi offre la possibilità di organizzare l’archivio in modo funzionale e adeguato, con numerosi classificatori, griglie mobili per i dipinti e sale a temperatura e umidità controllata per il materiale fotografico; nel corso degli anni prosegue, tuttavia, la ricerca della sede definitiva del Centro che viene, infine, identificata nell’Abbazia cistercense di Valserena dove lo CSAC verrà trasferito nel 2007.
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