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Скачать или смотреть Codex Aureus Epternacensis - Dieci lebbrosi. Commento iconografico a cura di Alessio Fucile

  • Arte & Senso - Alessio Fucile
  • 2022-09-22
  • 177
Codex Aureus Epternacensis - Dieci lebbrosi. Commento iconografico a cura di Alessio Fucile
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Описание к видео Codex Aureus Epternacensis - Dieci lebbrosi. Commento iconografico a cura di Alessio Fucile

Ti presento la «Guarigione dei dieci lebbrosi» del Codex Aureus Epternacensis, opera del XI secolo, conservata nel Germanisches Nationalmuseum di Norimberga.
«La tua fede ti ha salvato», così dice Gesù al gesto dell’unico lebbroso che, una volta miracolato, torna indietro e si prostra ai suoi piedi. La pagina miniata mette in scena il celebre miracolo narrato da Luca nel suo Vangelo. Gesù è in viaggio verso Gerusalemme ed entrando in un villaggio, viene richiamato dalle urla supplicanti di dieci uomini affetti di lebbra. In quell’epoca era molto rara la guarigione da questa terribile malattia. Nelle poche occasioni in cui questo accadeva, per legge, la persona guarita doveva presentarsi a un sacerdote che redigeva un atto ufficiale rendendo così possibile la reintegrazione nel contesto sociale dell’ex ammalato (cfr. Lv 14, 1-32).
Colpisce la giovane età di Gesù, rappresentato, a differenza della prassi iconografica, con un volto imberbe. La croce che è inserita nella sua aureola, di cui si vedono solo tre braccia, rimanda alla sua appartenenza alla famiglia trinitaria. Appena dietro si scorge la figura di un apostolo, riconoscibile come Pietro, per la caratteristica iconografia, con capelli bianchi e barba corta.
Dieci malati chiedono la guarigione a Gesù; hanno tutti fede in Lui, lo evidenzia non solo la richiesta fatta al Nazareno: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!» Ma anche la pronta obbedienza di andare a Gerusalemme, dai sacerdoti, quando ancora la guarigione non era evidente. Ciò significa che hanno fiducia nella parola di Gesù.
Perché allora si salva solo il Samaritano? La risposta la possiamo scorgere ammirando proprio la miniatura presente nel Codex aureus Epternacensis.
L’opera raffigura i due momenti: quello della richiesta e quello del ringraziamento; una scritta in latino spiega cosa sta accadendo: «(Ne) guariva dieci, uno solo tornava a rendere grazie». Nella prima scena ci sono i dieci lebbrosi che implorano Gesù ad avere pietà. Alle loro spalle si erge la città di Gerusalemme. È interessante notare come non sia un singolo, ma un gruppo a pregarlo. Il dolore li ha messi insieme. La malattia ha cancellato ogni divisione tra di loro. Non importa più se sono ricchi o poveri, laureati o analfabeti, il dolore li ha messi in condizione di solidarizzare tra di loro. È la stessa esperienza che vedi tra coloro che hanno vissuto o vivono la stessa difficoltà. Tendono a mettersi insieme, a fare gruppo, a fondare associazioni. Il Vangelo sembra voglia dirti che anche una cosa difficile a volte ha dei risvolti inimmaginabili. Cose così brutte ti mettono accanto compagni e amici che forse non avresti mai incontrato.
Nella seconda scena c’è il samaritano che ritorna da Gesù e si prostra ai suoi piedi per ringraziarlo mentre gli altri si stanno allontanando, felici per una vita ritrovata. Tutti e dieci sono stati guariti e hanno incontrato Gesù, solamente uno, e per di più il più eretico, si è lasciato toccare e coinvolgere nell’intimo e ha sentito il bisogno della gratitudine.
C’è un ultimo particolare, nella miniatura, che spiega in modo completo il significato profondo di quel miracolo: le mani di Gesù. Nel primo riquadro la mano sinistra regge il rotolo della legge mentre la destra ha le dita benedicenti. In questo modo viene raffigurato il Pantocratore, Colui che tutto può, l’Onnipotente. A Lui sono accorsi quei dieci uomini bisognosi di pietà. Di essi nove sono rappresentanti simbolici dell’homo religiosus, rispettoso della legge, che si rivolge a Dio nel momento di bisogno e segue ciò che la tradizione detta. Nella scena successiva non c’è più il rotolo, Gesù ha la mano aperta e accogliente verso il samaritano che rappresenta il credente, colui che liberamente e personalmente fa la scelta di vera fede: permette a Dio di entrare nella sua vita, in un abbraccio di totale abbandono profumato di eternità.
L’episodio credo sembra suggerirci che soffrire è di tutti, avere fiducia è di tanti, ma essere grati è davvero di pochi. Ma solo a chi scopre la via della gratitudine Gesù promette non solo guarigione, ma salvezza. Ti suggerisco allora di ringraziare spesso per i doni ricevuti: è un segreto di ripresa. Non lamentarti per quello che non hai ma ringrazia per quello che ogni giorno ricevi! Prova a trascorrere un giorno ben deciso nel proposito di ringraziare il Padre: ogni gioia sia occasione per ringraziare. Arriverai a sera con un’idea nuova della bontà di Dio. L’allenamento ha bisogno di precisione. Potresti dedicare un tempo preciso per la preghiera di ringraziamento. Lo puoi fare anche durante un lavoro che lo consenta, come potrebbe essere un lavoro manuale. Prova la preghiera di ringraziamento a zampillo: ringrazia per tutto quello che ti capita. Esempio: stai guidando, vedi un’altra macchina: ringrazia per quella persona, per il mezzo che porta, per il progresso tecnologico, per un uccello che attraversa, per le nuvole, ecc. Ti educa alla fede. Grazie per la tua cortese attenzione!

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