Chitarre e voci: Leopoldo Verona (registrato in proprio)
Foto: Gemma e Ettore Goffi
Montaggio video: Elisabetta Botturi
Testo con traduzione it. e nota storica
MA TOUTE BELLE
Autori: Leopoldo Verona, André Gaborit, Gino Colajco
ed. Gen Rosso
Dans la nuit j'ai cherché
ceLui que mon coeur aime.
Dans mon jardin aride
il a fait son domaine,
de perles de rosée
il a couvert ma tête.
Mon âme est toute belle,
mon Bien Aimé m'appelle:
Viens, ma toute belle,
viens dans mon jardin.
L'hiver s'en est allé
et les vignes en fleurs
exhalent leurs parfums.
Viens dans mon jardin.
J'entends mon Bien Aimé
il guette à la fenêtre.
Les fruits sount au figuier,
mon âme est toute prête.
J'attends son bon plaisir
il me dira d'ouvrir.
Chante la tourterelle,
mon Bien Aimé m'appelle:
Viens, ma toute belle...
Testo tratto dal “Cantico dei cantici” ( traduzione it.)
Nella notte ho cercato
Colui che il mio cuore ama.
Nel mio giardino arido
Egli ha posto la Sua dimora,
di perle di rugiada ha coperto il mio capo.
La mia anima è tutta bella,
il mio Amato mi chiama.
Vieni mia tutta bella,
vieni nel mio giardino.
L’inverno se n’è andato
ed i vigneti in fiore
esalano il loro profumo...
Vieni nel mio giardino!
Sento il mio Amato,
aspetta alla finestra.
Sul fico ci sono i frutti,
la mia anima è pronta.
Attendo il Suo volere,
Lui mi dirà di aprire.
Canta la tortora,
il mio Amato mi chiama.
Vieni mia tutta bella...
Nota:
Il canto “Ma toute belle” è stato scritto verso la metà degli anni Settanta per un amico belga – Paolo Claeys – in occasione del suo volo in Cielo all’età di ottanta anni. Lui era solito dire che immaginava l’incontro della sua Anima con Dio come quello della sposa con lo sposo descritto nel “Cantico dei cantici”.
Ciò mi ha fatto ricordare quello che Maras (medico, sacerdote, che si occupava della formazione dei giovani alla Cittadella di Loppiano, cultore, tra l’altro, di musica classica) ascoltando le mie canzoni, soleva ripetermi. Diceva cioè che il mio stile si prestava per musicare il “Cantico...”, cosa che io non avevo avuto modo di fare, anche perché, nella mia convinzione, il “Cantico dei cantici” è già alta poesia-musicale.
In quella particolare occasione, però - anche a causa di una serie di circostanze - mi venne l’ispirazione per una musica che, specificando il soggetto per cui la pensavo, condivisi con Andrè Gaborit, poeta chansonnier francese, e Gino Colajco, versatile giovane filippino, batterista e abile solista alla chitarra (facevamo parte del Gruppo musicale “Gen Rosso”) e insieme la componemmo durante un memorabile viaggio in treno da Verona e Firenze il 27 agosto1976, in un clima di particolare intensità spirituale e straordinaria creatività.
Definimmo insieme la struttura e il ritornello, Gino improvvisò con eleganza la parte solista e André lavorò all’adattamento delle strofe in francese. (L. Verona)
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