«L’esercito deve essere pronto a fronteggiare qualunque sfida», così il capo di Stato maggiore dell’esercito, il generale di corpo d’armata Carmine Masiello, ha dato il via all’esercitazione militare che si è tenuta ai piedi della Marmolada.
La simulazione di guerra i piedi della Marmolada
L’Operazione «Stella Alpina», che per quasi due settimane ha visto schierati 650 militari e oltre 150 mezzi, è andata in scena nella zona di Passo Fedaia (2.057 metri di quota) che collega Veneto e Trentino.
Come teatro dell’esercitazione è stata scelta la diga di Fedaia, un’infrastruttura strategica che, nell’ambito della simulazione, è stata occupata da fantomatiche forze nemiche. Ai militari italiani il compito di «riconquistare» la diga.
L’esercitazione è stata l’occasione per mostrare le innovazioni tecnologiche introdotte dall’esercito per far fronte alle minacce degli attuali scenari di guerra, con un occhio a quelli futuri. In questo senso, non si può non pensare all’invasione russa dell’Ucraina o alla recente operazione condotta dall’intelligence israeliana, che ha manomesso e fatto esplodere migliaia di cercapersone in dotazione ai miliziani di Hezbollah.
Le nuove armi in mano all'esercito
«Le operazioni di combattimento odierne hanno mutato forma e schemi sul campo», ha osservato il generale Masiello. Il capo di Stato maggiore dell’esercito ha citato i mezzi tradizionali, come carri armati, artiglierie e blindati, «che ben conosciamo e sappiamo impiegare, ma che vent’anni di operazioni di supporto alla pace avevano messo nei depositi». Dall’altro lato ci sono le tecnologie avanzate, tipo droni, missili ipersonici, munizioni intelligenti, sistemi d’arma che operano nello spazio elettromagnetico e cibernetico.
«A questi — ha ricordato Masiello — si aggiungono forme di conflitto quasi dimenticate, come il combattimento in trincea e i campi minati. Siamo di fronte a sfide decisamente complesse che l’Esercito Italiano deve essere pronto a fronteggiare».
Schierati dai droni ai mezzi blindati
Proprio per questo, durante la simulazione sono stati schierati droni aerei, terrestri e subacquei, elicotteri, mezzi blindati e per la prima volta una cosiddetta «bolla tattica», ovvero una serie di sistemi complementari e connessi fra loro che garantiscono protezione da cyberattacchi e armi elettromagnetiche.
La grande importanza che assume la guerra cibernetica
Non a caso, un ruolo di primo piano è stato svolto dal neocostituito Reparto sicurezza cibernetica «Rombo», schierato a protezione delle forze impiegate alla diga di Fedaia: unità di fanteria, cavalleria, artiglieria e genio della Brigata Alpina «Julia» e forze speciali del 185° Reggimento paracadutisti della «Folgore».
L'elicottero ipertecnologico sviluppato da Leonardo
Tra i vari mezzi schierati c’erano anche i nuovissimi Aw249 «Fenice» sviluppati da Leonardo Spa, si tratta degli elicotteri da esplorazione e scorta che a partire dal 2027 manderanno in pensione i vecchi Mangusta in dotazione all’esercito. Questi aeromobili possono contare sull’aiuto dell’intelligenza artificiale e su un avanzato sistema di autoprotezione.
Inoltre, i piloti avranno la possibilità di controllare direttamente dall’elicottero dei droni, ma potranno persino volare in assenza di visibilità, grazie al casco hi-tech che segnalerà la presenza di ostacoli, edifici e persone presenti nell’area. Il Ministero della Difesa ha già acquistato i primi 12 elicotteri (su 48 previsti per sostituire una sessantina di Mangusta), con una spesa di 645 milioni di euro, che comprende anche la manutenzione e le successive attività di addestramento e sviluppo.
«In pochissimi mesi avete fatto passi da gigante», ha dichiarato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, rivolgendosi direttamente ai soldati che hanno preso parte alla simulazione. «Avete dimostrato capacità che ci mettono ai primi posti nel mondo, e questo è stato possibile grazie al lavoro congiunto tra l’Esercito e le aziende italiane». Poi Crosetto ha proseguito: «Alcune delle attività che abbiamo visto durante l’esercitazione, fino a poco tempo fa non esistevano».
Il ministro ha sottolineato anche l’importanza di avere catene di approvvigionamento «interne e affidabili, per ottenere un’autonomia strategica essenziale per il nostro futuro».
All’esercitazione erano presenti pure il presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, la senatrice Isabella Rauti e il sindaco di Canazei Giovanni Bernard. Per Fugatti l’esercitazione è stata l’occasione «per mettere in luce la collaborazione tra le istituzioni dell’Autonomia e dello Stato. Il nostro pensiero — ha aggiunto — va a quanto accaduto su questo fronte, durante la Prima guerra mondiale, e anche alla grande sinergia istituzionale dimostrata a seguito della tragedia della Marmolada che abbiamo commemorato proprio in questi giorni».
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