12PORTE - 2 aprile 2015: Per tutto il tempo di Quaresima, la Chiesa ha fatto digiuno da una parola, che nel resto dell’anno è invece molto frequente: alleluia.
Prima del vangelo della risurrezione, lo si dovrebbe cantare con molta solennità, per tre volte, aumentando di tono e di volume.
Alleluia, è parola ebraica, molto presente soprattutto negli ultimi salmi del salterio e significa “Lodate Iddio”: le ultime due lettere IA contengono una abbreviazione del nome di Dio, per questo la parola “alleluia” era così amata dai figli di Israele che mai potevano nominare il nome di Dio.
Abbiamo molte testimonianza, soprattutto sant’Agostino, del fatto che i primi cristiani la cantavano con molta gioia, mantenendo nel canto una coda lunghissima sulle due ultime lettera, come per gustare la dolcezza del nome di Dio.
E fin dalle origini, nel mondo cristiano occidentale, nasce l’abitudine di non cantare questa parola in quaresima, perché il suo annuncio a Pasqua facesse sperimentare ai cristiani la nostalgia del paradiso, che è un immenso canto di lode a Dio.
Nella notte e nel giorno di Pasqua e poi frequentemente durante il tempo pasquale, insieme all’alleluia viene cantato il salmo 117, uno dei salmi dell’Hallel, nel quale l’antico Israele celebrava la liberazione dall’Egitto e che certamente Gesù ha cantato con gli apostoli durante l’ultima cena.
Vi propongo un breve filmato in cui abbiamo un cantore dell’alleluia pasquale di assoluta eccezione: noterete come viene ripetuto tre volte, aumentando di tono, e come poi il salmo prosegua in modo più accessibile per i fedeli.
VIDEO B16
Come noto, papa Francesco non si sente di cantare, ma ho guardato un video della scorsa notte di Pasqua e ho notato che il papa, lontano dal microfono cantava distesamente lo stesso alleluia, dell’antica tradizione gregoriana.
Che io ricordi è l’unica volta in cui si vede Francesco cantare…
Il salmo 117 è presente nella liturgia cristiana di ogni domenica o alle lodi o all’ora media: la domenica e soprattutto Pasqua, è veramente “il giorno che ha fatto il Signore”, perché lo possiamo lodare e cantare la sua misericordia.
Molto citato nel Nuovo Testamento, da Gesù stesso, per esempio, quando in una parabola si autodefinisce la pietra scartata dai costruttori, ma che Dio ha scelto come pietra portante di tutto l’edificio, immagine che allude al processo in cui fu condannato, ma che portò alla salvezza del mondo.
“Non morirò, resterò in vita e annuncerò le opere del Signore”: qui c’è tutto il programma della nostra vita di cristiani, la nostra vocazione pasquale.
Siamo degli scampati, siamo stati sottratti a un destino di morte, siamo fatti per la vita e per la lode di Dio.
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