Commento di don Paolo Quattrone - sacerdote della diocesi di Aosta, parroco di Hône e Bard.
Giovedì 5 marzo
Il brano di Vangelo di oggi ci fa continuare la meditazione iniziata ieri circa il nostro rapporto con i beni materiali e con il denaro. Si tratta della parabola del ricco e del povero Lazzaro, ed inizia così: C'era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. I ricchi, nel Vangelo di Luca, sono considerati malati terminali di egoismo. L’uomo ricco indossava vestiti di porpora e di lino finissimo. Oggi diremmo “vestiva firmato da capo a piedi”, “E ogni giorno si dava a lauti banchetti” cioè frequentava i migliori ristoranti e si dava a grandi mangiate e bevute. Di per sé il vestire bene e il mangiare bene non sono un male ma possono essere una spia che ci avverte che c’è qualcosa che non va quando si eccede nella ricerca smisurata del vestire bene, del mangiare, nell’eccedere nei piaceri. Quell’uomo pur avendo molti beni è povero dentro, ha il cuore vuoto allora ha bisogno di mostrare la ricchezza esteriormente, ecco perché veste firmato da capo a piedi. E quanta fame ha! Ogni giorno si dà a lauti banchetti, ha dentro una fame interiore insaziabile, che crede di calmare ingurgitando cibo. Non capisce che invece la fame interiore si sazia dando agli altri. L’uomo si illude che per stare bene, che per colmare il cuore vuoto deve trattenere, accumulare, consumare e non si accorge che invece il vuoto interiore si colma aprendo gli occhi, accorgendoci innanzitutto degli altri e donandoci. Sovente cadiamo in questo inganno clamoroso: avvertiamo un vuoto e crediamo che per colmarlo serva acquistarci qualcosa, dedicarci ad un piacere, fare qualcosa per noi stessi. A volte può anche servire per carità ma solitamente i vuoti più consistenti si colmano non guardando solo a noi stessi ma accorgendoci degli altri, facendo qualcosa per gli altri, donando qualcosa di noi, a livello materiale o di tempo, o di energie per fare qualcosa per altre persone. Quell’uomo ricco aveva lo sguardo ripiegato soltanto su di sé e non si accorgeva di Lazzaro che stava alla sua porta. Quando ci sentiamo vuoti, quando avvertiamo un vuoto profondo nel nostro cuore, nel nostro intimo, spalanchiamo gli occhi, guardiamoci attorno, senza andare tanto lontano e accorgiamoci di chi può aver bisogno di noi.
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