Commento di don Paolo Quattrone - sacerdote della diocesi di Aosta, parroco di Hône e Bard.
Venerdì 6 marzo
La prima lettura di oggi ci presenta la vicenda di Giuseppe e dei suoi fratelli che lo vendono come schiavo. Storia che ci ricorda che anche nelle famiglie ci si fa del male, accadono situazioni spiacevoli, ci si tradisce, si viene meno al rispetto, all’amore. Riprendiamo il concetto dell’essere luce nella nostra vita che abbiamo visto domenica sulla scia della trasfigurazione. Sovente corriamo il rischio di preoccuparci molto di dare il meglio di noi fuori casa e poi in ambito domestico e famigliare siamo un disastro totale. E’ bene essere luce là dove lavoriamo, a scuola, fuori casa ma non dimentichiamoci di essere luce innanzitutto tra le mura di casa. In concreto vuol dire regalarsi del tempo per stare insieme, per ascoltarsi, per dialogare, per fare cose con il partner, con i figli. Vuol dire chiarirsi quando c’è qualcosa che non va, soprattutto parlarsi e non tenere dentro perché prima o poi si esplode, è meglio invece affrontare i problemi, non immediatamente magari sull’onda della rabbia, del risentimento, del nervosismo ma a breve occorre farlo. Che in famiglia o tra parenti vi siano incomprensioni è normale ma non è normale lasciare le cose come sono, non è normale non parlarsi più, non salutarsi più, non frequentarsi più se non addirittura darsi contro, farsi guerre tra fratelli, sorelle, cugini, zii, nipoti, spesso per questioni di beni terreni o per cose che non si sono chiarite, perché non ci si è dati il tempo per parlarsi e spiegarsi. Nelle relazioni anche famigliari è normale, è umano che vi siano attriti ed incomprensioni ma non è normale che non ci si sappia chiarire e perdonare. Vogliamo fare un fioretto quaresimale che più che in fioretto è un fiorone? Andiamo da quel parente che è da mesi, anni con il quale non ci parliamo per una fesseria o perché non ci siamo chiariti. Andiamo da nostro padre, madre, fratello, sorella, moglie, marito, compagno/a e chiediamoci scusa per quell’incomprensione, per quella roba rimasta in sospeso, diciamoci quella roba che ci è rimasta sul groppo e che potrebbe un giorno esplodere.
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