La Sacra di San Michele è una maestosa abbazia costruita sulla cima del Monte Pirchiriano, in Val di Susa, ed è il monumento simbolo del Piemonte.
La chiesa che si erge su questo mastodontico monumento è dedicata a San Michele Arcangelo, venerato come difensore della fede contro le forze del male.
La Sacra si inserisce in una rete di sette santuari, dedicati a San Michele, che formano l’itinerario di Gerusalemme. Monumenti costruiti in epoche diverse, coprendo un arco temporale di oltre un millennio, il che esclude che sia frutto di un preciso progetto umano. La risposta scientifica è che si tratta di una rara casualità, la risposta di Fede, è che si tratta di un segno di natura spirituale, rivolto ai credenti.
Questa linea retta attraversa l'Europa, collegando i sette santuari dedicati all'Arcangelo, partendo da Skellig Michael in Irlanda, fino al Monastero di Stella Maris in Israele.
La costruzione della Sacra di San Michele, è un'opera di ingegneria e architettura iniziata intorno al 985, adattandosi alla morfologia del monte, e inglobando strutture preesistenti, probabilmente di natura pagana. Il complesso, finanziato dal nobile francese Ugo di Montboissier, inizialmente era un monastero Benedettino.
Tra il XII e il XIV secolo i Benedettini costruirono il nuovo monastero che si dice avesse 5 piani, che comprendevano una seconda chiesa, alloggi per i monaci, foresterie per i pellegrini, cucine, refettorio e una biblioteca.
Nel 1622, papa Gregorio XV soppresse il monastero per carenza di monaci. Da allora tutto il complesso subì un lento e continuo degrado. Il tetto della nuova chiesa crollò, e gradualmente l’intera costruzione nuova collassò. Si salvò invece tutta la parte vecchia, compresa l’attuale chiesa, perché le strutture di supporto originarie erano estremamente più robuste, in quanto concepite con i criteri di una fortificazione.
Dopo un continuo degrado, la salvezza della Sacra giunse nel 1836, quando Re Carlo Alberto di Savoia, desideroso di far risorgere il monumento, chiamò alla sua custodia la congregazione religiosa dei Padri Rosminiani, che intrapresero un'opera di completo restauro. Nel 1866, il monumento divenne proprietà dello Stato Italiano. La sua custodia è tutt’ora in mano ai Padri Rosminiani i quali promuovono iniziative per la sua conservazione e valorizzazione.
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